Scoperta una gigantesca riserva di gas. Dove? Lassù, nello spazio
Ricercatore pisano nel team: in gioco la formazione delle prime galassie

Monthly Notices, rivista della Royal Astronomical Society (Oxford Press), ha pubblicato l’articolo sulla scoperta della maxi-riserva di gas nel cosmo
PISA. Dopo che le turbolenze in Algeria avevano fatto scoprire quanto l’Italia fosse legata all’energia in arrivo dal Nord Africa, dopo che l’aggressione russa all’Ucraina e le sanzioni anti-Putin avevano fatto capire quanto la nostra economia dipendesse dal gas del Cremlino, ecco che ci siamo messi ad andare a cercare il gas in giro per il mondo per farlo arrivare liquefatto a bassissima temperatura fino ai rigassificatori (salvo rendersi conto che le navi gasiere in arrivo dal Qatar sono sottoposte alla dura legge dello stretto di Hormuz). Ebbene, non avevamo pensato che il gas potevamo cercarlo anche altrove: ad esempio, lontano dal nostro pianeta.
Fuor di battuta, è però vero che «una équipe internazionale di studiosi ha scoperto un’enorme riserva di gas», parola dello stato maggiore dell’Università di Pisa, che nel team è presente con Andrea Pallottini, ricercatore del Dipartimento di fisica. Dov’è tutto questo gas che rende piccolo come uno spicciolo da 5 cent il gigantesco giacimento scoperto al largo dell’Egitto? Spiegano da Pisa intanto che è «gas molecolare freddo»: insomma, non immaginatevi di trasportarlo così com’è al distributore Eni sotto casa per fare il pieno alla Renault gpl. La localizzazione, in questo Google Maps del cosmo, la indica in Rebels-25: è «una galassia che esiste da quando l’Universo aveva appena 700 milioni di anni, meno del 5% della sua età attuale».
Lo studio – pubblicato su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” (Oxford Academic) – precisa che questo gas lassù nello spazio rappresenta «il combustibile necessario alla formazione di nuove stelle»: dunque, averlo scoperto aiuta a «capire come le prime galassie siano riuscite a svilupparsi così rapidamente nelle prime fasi della storia cosmica».
Si è arrivati a questo risultato in virtù delle osservazioni del radiotelescopio Very Large Array (Vla) negli Stati Uniti e dell’interferometro Alma in Cile. «I ricercatori – è stato spiegato – hanno identificato il segnale emesso dal monossido di carbonio presente nella galassia»: questa risulta essere «una traccia fondamentale per misurare la quantità di gas molecolare disponibile». Lasciando perdere i paragoni impropri con il gas del serbatoio dell’utilitaria, dall’ateneo pisano si mette l’accento sul fatto che «i risultati aprono inoltre nuove prospettive per lo studio dell’Universo giovane: i futuri radiotelescopi di nuova generazione permetteranno di estendere queste osservazioni a un numero molto più ampio di galassie, offrendo una visione sempre più dettagliata delle prime fasi dell’evoluzione cosmica».
Così il commento di Andrea Pallottini, studioso del Dipartimento di fisica dell’Università di Pisa: «Per la prima volta abbiamo una prova diretta che alcune galassie dell’Universo primordiale erano estremamente ricche di gas molecolare, il combustibile da cui nascono le stelle. Comprendere le caratteristiche fisiche di questo materiale è essenziale per ricostruire i processi che hanno portato alla formazione delle prime galassie e all’evoluzione dell’Universo nei suoi primi miliardi di anni».
Lo studio è stato diretto da Karin Cescon, studentessa di dottorato dell’Università di Leida (Paesi Bassi): ha partecipato una “galassia”,, è il caso di dirlo, di ricercatrici e ricercatori provenienti da numerose istituzioni scientifiche. Tra queste: l’Osservatorio di Leida, il National Radio Astronomy Observatory (Nrao) degli Stati Uniti, l’European Southern Observatory (Eso), il Cosmic Dawn Center (Danimarca) e diversi atenei e centri di ricerca europei, asiatici e nordamericani.











