Il “miracolo” di Protti: anche Pisa piange al fianco dei livornesi «un campione leale»
La morte dell’ex calciatore diventato simbolo di identità per la comunità labronica

Una delle immagini del reportage fotogiornalistico di Laura Lezza in occasione della partita per ricordare Armando Picchi, indimenticato campione livornese: le immagini dei piedi di Igor Protti diventeranno un progetto solidaristico edito da Sillabe in favore di Unicef
LIVORNO. Il “miracolo”, Igor Protti – morto a 58 anni dopo aver lottato contro la malattia – l’ha fatto nel giorno conclusivo del “transito terrestre”, quello dell’ultimo abbraccio. È l’omaggio commosso e affettuoso che arriva dagli avversari di sempre: i pisani. Sia nelle vesti ufficiali della società Pisa Sporting Club che del presidente Giuseppe Corrado ma anche, anzi soprattutto, nei post che sui social degli ultrà nerazzurri dicono il dolore e il rispetto per la scomparsa del campionissimo che stava dall’altro lato della barricata, quello amaranto. Lo salutano come «simbolo di una rivalità fatta di passione e rispetto reciproco», e fin qui siamo ancora nell’era del Protti goleador, ma anche – viene sottolineato – come «esempio di resilienza contro le avversità della vita.
Già come calciatore non è stato uno qualsiasi: l’unico, insieme a Dario Hubner, a vincere la classifica dei marcatori in tutte le serie del calcio professionistico. E chissà se è un caso che ambedue abbiano scelto di essere campionissimi ma di quel calcio un po’ meno “liofilizzato” che resiste ancora in provincia. C’è lo zampino di Igor Protti nell’ascesa del Livorno Calcio che fa tornare la maglia amaranto dai campetti spelacchiati delle serie minori fino alla Coppa Uefa.
Ma forse non è neanche lì il punto. Ogni calciatore sa che sugli scarpini ha una data di scadenza e la sua carriera presto finirà perché l’età non si ferma. Ma nel caso di Igor Protti l’icona di sport si è tramutata in simbolo di identità collettiva: i modi sono diventati quelli dei livornesi che l’hanno “incoronato” con un affetto che non ha eguali in nessun’altra figura né della politica né della cultura, dello spettacolo o dello sport. Solo per passare in rassegna alcuni scatti del post-calciatore che, con senso della misura, trova il coraggio di scendere in campo di fronte alla sua gente: prima raccontando a viso aperto dell’aggressività del male; poi facendosi accompagnare da due ali di folla a fare il tedoforo con la fiaccola delle Olimpiadi di Milano-Cortina nel cuore della “sua” Livorno; infine presentandosi ormai sfinito al matrimonio della figlia per condurla all’altare.
Lo faceva in certo qual modo come supplente di una coscienza rimasta senza maestri o riferimenti: lui, un calciatore, uno che «parla con i piedi», come mi disse in occasione di un incontro nella sede del Tirreno tanti anni fa. Del resto: «Alla fine tutto gira intorno ai piedi», è la frase di Protti che corona il magnifico calendario 2023 dedicato ai “piedi di Igor Protti” e realizzato dalla fotografa livornese Laura Lezza, al lavoro con Getty Images per i grandi giornali internazionali. Eppure – me l’aveva fatto notare un prof straordinario come Salvatore Romualdo in cattedra all’Enriques – nella nostra civiltà fare qualcosa con i piedi è un disvalore. Così com’è avvenuto per poeti del pallone come Baggio o Maradona, così com’è avvenuto per Protti: sì, si può parlare con i piedi. Anzi, farli parlare e diventare discorso e estetica.

“I piedi di Igor Protti”: la foto scattata da Laura Lezza e divenuta progetto fotografico: simbolo di fatica, dedizione, attaccamento alla maglia.
Non stiamo qui a mettere in fila le dichiarazioni: basta pescare nel mare magnum dei social per avere l’idea che Protti ha lasciato il segno non solo come atleta ma come persona: nonostante siano passati tanti ma tanti anni, lo ricordano con grande affetto anche a Bari e nelle varie città in cui il suo talento l’ha portato a giocare.
A Livorno il sindaco Luca Salvetti ha dichiarato il lutto cittadino per la giornata di sabato 20 giugno, in occasione della commemorazione di Protti allo stadio comunale Armando Picchi, dove il feretro sarà trasportato domani sabato (dopo esser stato esposto fin da venerdì 19 pomeriggio al cimitero di Cecina). Dalle ore 18 il feretro del giocatore sarà esposto allo stadio livornese: si vuol consentire «alla cittadinanza, alle istituzioni, al mondo sportivo e a quanti ne abbiano condiviso il percorso umano e professionale» la possibilità di tributare «un doveroso e sentito omaggio a Igor».
Da Palazzo Civico si annuncia che sabato 20 saranno esposte a mezz’asta le bandiere sugli edifici comunali e si invita, in occasione della commemorazione, «la cittadinanza, le istituzioni, le organizzazioni sociali, culturali, economiche e sportive, nonché i titolari di attività commerciali» ad esprimere la propria partecipazione al lutto «nelle forme ritenute più opportune e compatibili con le rispettive attività».
Il sindaco Luca Salvetti prima di dedicarsi alla politica è stato giornalista dell’emittente tv Telegranducato e ha seguito passo dopo passo le cronache del Livorno Calcio. Ha messo nero su bianco un messaggio per raccontare il dolore per la morte di un amico: «Un dolore forte di quelli che ti prendono il cuore, la testa e ti stringono alla gola. Un dolore che devo raccontare da sindaco di una città che in Igor riconosce la persona che più di ogni altra ha saputo regalare gioie, orgoglio e affetto. Una città che si è unita a lui non tanto e non solo per i successi sportivi, ma soprattutto per l’umanità, la passione e l’intelligenza con cui ha saputo vivere Livorno e i livornesi. C’è poi il dolore che mi chiedete di raccontare da amico e lì non posso che pensare ai quasi 40 anni della mia vita che ho trascorso condividendo mille momenti, mille storie e mille abbracci. Tutto questo rimarrà con me per sempre e Igor ci sarà per sempre».
«Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato».
Sembra di cogliere l’eco delle parole che Almustafà l’eletto pronuncia nel commiato mentre sta per lasciar gonfiare le vele e staccarsi dalla “sua” Orfalese perché il tempo è giunto eppure ciascuno vorrebbe ancora, una parola di più un gesto ancora. «Addio, popolo d’Orfalese. Questo giorno è finito». Aggiungendo: «Io vado col vento, popolo di Orfalese, ma non verso il nulla. E se questo giorno non è compimento delle vostre attese né del mio amore, sia allora promessa per un altro giorno». Non è forse quel che dice anche Igor via Instagram? Il suo commiato: «Sperando che sia un arrivederci e non un addio».
Mauro Zucchelli











