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LA “GIORNATA”

Il Mediterraneo è il “petrolio” delle energie rinnovabili ed è poco esplorato

Il prof. Coiro (Seapower): abbiamo ricerche e brevetti per dimostrarlo

Test sul progetto Gemstar di Seapower a Reggio Calabria

NAPOLI. «Il Mediterraneo rappresenta un giacimento di energia ancora poco esplorato». Rappresenta «un bacino energetico di primissimo livello» in virtù delle sue caratteristiche fisiche: «la variabilità dei fondali, le correnti, il regime ondoso e la risorsa eolica offshore». E tuttavia le grandi profondità che caratterizzano larga parte di questo mare «rendono inapplicabili le tecnologie eoliche tradizionali con ancoraggio fisso al fondo marino, rendendo necessario lo sviluppo di soluzioni galleggianti e di sistemi innovativi per la cattura dell’energia delle onde e delle maree». A dirlo, in vista della Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo (8 luglio), è Seapower, centro di ricerca pubblico-privato partecipato dall’Università di Napoli Federico II.

Questa realtà partenopea ha dalla sua trent’anni di attività nella ricerca applicata alle energie rinnovabili marine, con «brevetti e tecnologie originali – viene fatto rilevare – che puntano a trasformare onde, correnti di marea e vento offshore in elettricità pulita».

«Il Mediterraneo non è solo il nostro mare: è una risorsa energetica straordinaria, ancora in gran parte inesplorata», sostiene il prof. Domenico Coiro (Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università Federico II di Napoli e presidente di Seapower). «Con i nostri brevetti e i nostri progetti di ricerca – afferma – vogliamo dimostrare che è possibile produrre energia pulita dal mare in modo efficiente, sostenibile e competitivo, contribuendo concretamente agli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e alla sicurezza energetica del nostro Paese». Come dire: una visione in cui il Mediterraneo «non è soltanto un patrimonio da proteggere ma un laboratorio naturale e una infrastruttura energetica del futuro, capace di alimentare con energia rinnovabile le coste e le città italiane», coem ripetono dal quartier generale di questo polo tech.

Il portfolio tecnologico di Seapower comprende sistemi sviluppati, testati e brevettati nei laboratori del citato ateneo napoletano: dalla galleria del vento alla vasca navale. A cominciare da “Gemstar”, soprannominato “l’aquilone del mare”: riguarda la generazione di energia dalle correnti di marea ed è  composto da due turbine marine ad asse orizzontale collegate a un galleggiante vincolato al fondo tramite un cavo, a circa 15 metri di profondità, che si orienta seguendo la corrente. Proprio come un aquilone segue il vento. Le correnti dello Stretto di Messina raggiungono velocità superiori a 2,5 metri al secondo: secondo Seapower potrebbero consentire «una produzione fino a 125 gigawattora all’anno («sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di un’intera città»).

Seapower il progetto Pivot relativo all’energia dalle onde

C’è anche “Pivot” (anche in forma offshore): è il sistema brevettato per convertire l’energia del moto ondoso grazie a due corpi incernierati – una piattaforma ancorata al fondo e una boa galleggiante oscillante – con l’energia delle onde che si tramuta in energia meccanica e poi elettrica. Un modello a larga scala nel porto di Civitavecchia ha dato «ottimi risultati», dice Seapower.

Relativamente agli impianti eolici galleggianti, Seapower nota che «i principali vantaggi sono il basso impatto visivo ed acustico, la maggiore producibilità e la maggiore disponibilità di aree idonee». Ma servono fondali bassi, dunque nel Mediterraneo «le uniche installazioni possibili ed efficaci risultano essere quelle galleggianti». Come “Hydraspar”: corpo cilindrico centrale e colonne inclinate che si estendono sopra la linea di galleggiamento a formare una configurazione “ad ombrello rovesciato”.

Da parte del centro di ricerca si mette l’accento anche sulla partecipazione a progetti europei come “Floatech” e “Floatfarm”: turbine eoliche galleggianti di grande taglia da ottimizzare in vista della loro integrazione in grandi campi offshore. Il 13 e il 14 luglio Napoli due giornate dedicate all’eolico offshore che vedranno coinvolti rappresentanti italiani ed esteri di questo progetto.

Tra i progetti più recenti c’è “Marine Energy Combined System” (Mecs): da Seapower lo descrivono come «un impianto complesso (microrete) che integra fonti a elevata predicibilità, come le correnti di marea, con fonti più variabili, come sole e vento, per compensarne l’aleatorietà e garantire una fornitura energetica stabile e continua». Si tratta di una collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e la società Elettra srl.

Pubblicato il
6 Luglio 2026

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