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Confetra e l’anomalia italiana

Sotto tiro costi minimi, sub-appalti, tempi dei pagamenti, norme diverse dall’Ue

ROMA – Ci prova anche Confetra, la confederazione degli autotrasportatori che è costola operativa di Confindustria, a presentare il proprio cahier des doleances perché la logistica sia finalmente considerata una priorità anche al governo italiano; se non da quello ormai andato, da quello che arriverà a fine mese.
Le proposte sono arrivate dal congresso di mercoledì al centro Eur su “Legalità, concorrenza e sicurezza per l’autotrasporto italiano”. Temi tosti, avvelenati peraltro – secondo Confetra – dal regime tutto atipico e tutto italiano dei “costi minimi”. E dall’altra anomalia, che tutta italiana non è, ma comunque ha risvolti preoccupanti anche da noi, rappresentata dalla massiccia infiltrazione della criminalità organizzata.
[hidepost]Sui “costi minimi” si è soffermato il presidente di Confetra Fausto Forti ribadendo le tesi invano presentate anche in passato: sono del tutto atipici rispetto agli altri paesi europei, rischiano di pesare pesantemente sulla competitività delle aziende, sono spesso la concausa delle “cadute” sulla sicurezza. L’alternativa? “Un contratto di trasporto scritto e sottoscritto dalle due parti – ha detto Forti – e insieme il reale utilizzo del “rating di legalità” per la scelta del partner. Anche i tempi di pagamento del servizio sono fondamentali: oggi ci sono trasportatori che vengono pagati dopo mesi e mesi, obbligati a funzionare da vera e propria banca per i clienti, con oneri insopportabili; occorre introdurre una clausola che implichi anche il penale per i ritardi e insieme la “tracciabilità” dei pagamenti, il netto contrasto alla sub-vezione (la pratica dei subappalti che sfrutta fino alla disperazione l’ultimo anello della catena), la promozione di contratti di durata, il riconoscimento dei costi fissi e controllabili del carburante e dei pedaggi autostradali, la razionalizzazione delle assicurazioni sul trasportato, la mediazione nelle controversie delle associazioni di categoria.
Uno studio presentato dall’avvocato Giulia Mauri e realizzato da Verhaegen Walravens, mettendo in confronto i vari regimi nei paesi Ue, ha confermato che il sistema italiano dei costi minimi è inefficace e che si possono avere riferimenti positivi da quanto avviene in Germania, Gran Bretagna e Olanda. In sostanza: le anomalie si pagano pesantemente quando il sistema deve funzionare a livello europeo.
E’ seguita una tavola rotonda tra gli esponenti politici delle varie forze in campo: come sempre, con grandi riaffermazioni di principio e altrettanto grandi promesse per il futuro.

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Pubblicato il
16 Febbraio 2013

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