«Attenzione all’overdose da turismo, si rischia di far saltare tutto»
Marevivo: tutelare gli habitat marini è la prima difesa di fronte allo choc del clima

L’immagine di una spiaggia molto affollata utilizzata da Marevivo nella propria campagna per la difesa dell’habitat marino
ROMA. I dati dell’Onu segnalano che «circa l’80% del turismo mondiale si concentra nelle aree costiere», le statistiche firmate Eurostat mostrano che «nel 2025 le strutture ricettive dell’Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, con oltre il 61% concentrato in quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Germania». L’organizzazione ambientalista Marevivo parte da qui per sottolineare che «la pressione non dipende soltanto dal numero complessivo di visitatori, ma anche dalla loro concentrazione nello spazio e nel tempo»: a tal riguardo mette in risalto che, sempre secondo Eurostat, «oltre il 31% dei pernottamenti turistici nell’Unione europea si concentra nei soli mesi di luglio e agosto».
Non è tutto: nei Paesi del Mediterraneo «la stagionalità è ancora più accentuata: in Grecia il 41,6% dei pernottamenti si registra durante i due mesi estivi, mentre in Croazia la quota supera il 54%». A ciò si aggiunga che «l’Italia, con quasi 477 milioni di pernottamenti registrati nel 2025, è il secondo Paese europeo per presenze turistiche dopo la Spagna». Tutte cifre che pongono sotto gli occhi di tutti «il ruolo centrale del Mediterraneo nei flussi turistici europei: una concentrazione con effetti diretti sugli ecosistemi costieri più fragili».
Se Marevivo torna a puntare il dito contro il sovraffollamento turistico è perché, «quando il numero di visitatori supera la soglia di tollerabilità di una destinazione», se ne compromette «l’equilibrio ambientale, sociale ed economico». Risultato: sono a rischio «non sono soltanto spiagge e località costiere, ma la stessa capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico». A giudizio di Marevivo, la tutela degli habitat marini è «la prima difesa per rafforzare la resilienza del mare»: gli ambienti marini degradati dall’attività umana «diventano più vulnerabili alle ondate di calore, alla perdita di biodiversità e agli effetti del riscaldamento globale».
Marevivo indica alcune fra le conseguenze «già evidenti». Come «l’ancoraggio indiscriminato sulle praterie di Posidonia oceanica, l’intensificazione delle attività lungo le coste e altre pressioni antropiche, come la pesca a strascico»: tutti questi aspetti di degrado riducono la capacità degli habitat marini di resistere ai cambiamenti climatici. Si pensi all’effetto che l’aumento della popolazione nelle località costiere ha mettendo sotto pressione gli impianti di depurazione: se non ce la fanno a reggere l’impatto, il mix fra il maggiore apporto di nutrienti e le elevate temperature del mare «può favorire la comparsa e la persistenza delle mucillagini». Senza contare i contraccolpi che sullo stato di salute degli ecosistemi marini ha «l’incremento degli scarichi reflui e dei rifiuti».
Queste le parole di Rosalba Giugni, presidente di Marevivo: «Il futuro del turismo nel Mediterraneo dipende dalla sua salute. Il problema non è il turismo, che rappresenta una straordinaria opportunità di crescita economica, culturale e sociale: è semmai un modello di fruizione del territorio che concentra milioni di persone negli stessi luoghi e negli stessi periodi dell’anno, esercitando una pressione sempre maggiore su ecosistemi già fragili». Giugni tiene a sottolineare che bisogna scegliere da che parte stare: «Se tra coloro che continuano ad alimentare questa pressione o tra coloro che si impegnano concretamente per costruire un turismo capace di rispettare e proteggere il patrimonio naturale da cui dipende il suo stesso futuro». Aggiungendo poi: «Solo un Mediterraneo in salute potrà continuare a sostenere il turismo, l’economia e il benessere delle comunità che vivono di mare».
Marevivo punta il dito contro «un modello di economia lineare basato sulla cultura dell’usa e getta»: il turismo sempre più accessibile rende raggiungibili e affollati anche gli angoli più remoti del pianeta. Per contribuire a ridurre l’impatto delle attività turistiche sull’ambiente e accelerare la transizione ecologica, la Fondazione che porta il nome dell’organizzazione ecologista promuove la campagna “Plastic Free e non solo”. Si tratta di «un programma di sostenibilità rivolto a porti turistici e approdi, ma anche ad alberghi e stabilimenti balneari, che prevede l’eliminazione della plastica monouso e una gestione responsabile dei rifiuti e delle risorse. Il programma si articola in tre livelli, con l’assegnazione di “stelle marine” in base agli obiettivi raggiunti e offre un modello concreto per un turismo più rispettoso dell’ambiente».
Per Marevivo è necessario promuovere un modello di turismo capace di coniugare sviluppo economico e tutela del capitale naturale: a tal riguardo, nella Conferenza Onu sugli Oceani, che so è tenuta a Nizza lo scorso anno, la Fondazione ha presentato una proposta in cui denuncia i costi nascosti del sovraffollamento turistico nella località egiziana di Sataya: è «un paradiso naturale dove i delfini trovano rifugio, nutrimento e un luogo sicuro per riprodursi, ma oggi è preso d’assalto da un numero crescente di turisti che li circondano con imbarcazioni e a nuoto all’interno del loro habitat».
Quali sono le contromosse secondo l’associazione? Tra le azioni prioritarie – si afferma – figurano l’installazione di sistemi di ormeggio con boe per proteggere le praterie di Posidonia oceanica, il potenziamento degli impianti di depurazione nelle località costiere, una gestione più efficace degli scarichi reflui e dei rifiuti e la riduzione delle pressioni sugli habitat marini. Per Marevivo proteggere gli ecosistemi «non significa soltanto conservare la biodiversità, ma rafforzare la capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico e garantire un futuro sostenibile anche al turismo».











