I 190 anni dell’azienda lombarda nata al tempo dei “Promessi Sposi”
Airoldi Metalli: l’evoluzione dell’avventura di una dinastia imprenditoriale

Da sinistra Paolo, Tommaso e Enrico Airoldi
LECCO. L’azienda è nata proprio a Lecco, dalle parti di «quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno», quando Alessandro Manzoni non ha ancora sciacquato i panni in Arno e dato alle stampe la versione definitiva dei “Promessi Sposi”. Cavour è ancora tutt’al più un giovanotto di belle speranze ma semplicemente sindaco di Grinzane, l’Italia non esiste ma è semmai una costellazione di ducati e regni altrui. Ecco, nel 1836 nasce una impresa dedicata alla lavorazione, laminazione e fusione del rame, oltre che al commercio dei suoi semilavorati.
In questi giorni per celebrare 190 anni di storia – un traguardo prestigioso, che poche aziende (non solo in Italia) possono vantare la società Airoldi Metalli ha organizzato un incontro nel polo lecchese del Politecnico di Milano con protagonista il giornalista Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24: è stato anche l’occasione per presentare il volume “Airoldi Metalli 190 anni. Famiglia, esperienza, lavoro”.
Airoldi Metalli mette in luce, com’è stato detto presentando l’iniziativa, «una capacità imprenditoriale che da quasi due secoli prosegue ininterrottamente, di generazione in generazione, alimentata da passione, competenza e capacità di leggere costantemente le evoluzioni del mercato». Giò, perché nel frattempo l’avventura imprenditoriale di quell’antenato è cresciuta «fino a diventare oggi un gruppo che opera sul territorio nazionale con relazioni in 5 continenti», come raccontano dal quartier generale della società.
L’impresa, nata per iniziativa di Giuseppe Airoldi nel 1836 per occuparsi di «lavorazione, laminazione e fusione del rame, oltre che al commercio dei suoi semilavorati nella storica sede posta nel cuore di Lecco», si è man mano adeguata all’evoluzione del mercato e dei sistemi industriali così da dar vita – viene sottolineato – a «un articolato sistema produttivo composto da fonderie, magli e linee di trafilatura distribuito tra la lecchese “valle del Gerenzone”, Ardenno (Sondrio) e Grandola sopra Menaggio (Como)». Fino ad arrivare al proprio modello produttivo attuale incentrato sugli stabilimenti di Molteno, Sirone, Garbagnate Monastero e Castello di Brianza.
Oggi a guidare l’azienda sono il presidente Tommaso Airoldi con i figli Enrico e Paolo, affiancati da un gruppo affiatato di collaboratori e dalla nuova generazione. Oggi l’azienda ha acquisito una specializzazione «sempre più orientata ai semilavorati in alluminio laminato, estruso e trafilato, alle leghe per deformazione plastica e alle leghe destinate alla fonderia, prodotti ecosostenibili e riciclabili all’infinito». Quanto basta per poter dire che, senza perdere l’identità originaria, l’evoluzione ha consentito all’azienda di «consolidare il proprio ruolo nel settore della metallurgia dei metalli non ferrosi». In cifre: il fatturato annuo si attesta sui 70 milioni di euro ed è «realizzato prevalentemente nel mercato nazionale ed europeo, con una quota di export che si rivolge anche all’Asia, all’America del Nord e al Sud America».
Airoldi Metalli, oltre ad ammodernare passo dopo passo i reparti per la lavorazione, la fusione, i trattamenti termici e il taglio a misura dei metalli, ha messo in piedi una «efficiente organizzazione logistica, coordinata da un sistema informatico di ultima generazione con più database multirelazionali che governa tutti i flussi aziendali, sia a livello commerciale che produttivo». È quel che serve per poter «consegnare dai propri magazzini ai clienti – viene ribadito – in tempi estremamente rapidi, i prodotti richiesti già pronti per essere impiegati, con le relative certificazioni di qualità».
Il Gruppo Airoldi oggi si completa con altre due realtà d’impresa: la Rigamonti & Perego & C. srl, con sedi a Garbagnate Monastero e Castello di Brianza, specializzata nella fusione e produzione di particolari d’alluminio e nelle relative lavorazioni meccaniche; la Vam srl, con sede in Valsassina, che è nata come piccola azienda tradizionalmente specializzata in abbigliamento sportivo, in particolare legato al mondo delle biciclette e delle corse, ma adesso si è aperta anche alla fornitura di prodotti per il lavoro e l’imballaggio.
Queste le parole di Enrico Airolfi: «Raccogliamo i risultati di un percorso avviato a metà degli anni Ottanta, quando decidemmo di mettere a frutto gli insegnamenti dei nostri predecessori consolidando una struttura di vendita, specializzata nella distribuzione e lavorazione di estrusi, trafilati, laminati, piastre in leghe di alluminio, che facesse da centro servizi destinato a molteplici settori industriali, dall’automotive all’avionica, dal ferroviario alla cantieristica navale e al motorsport, in Italia e all’estero. Siamo riusciti a far convivere più sedi con un’organizzazione efficiente e con un cuore lariano, ampliando l’attività nella sede principale di Molteno e negli altri capannoni satelliti».
Viene sottolineata la lungimiranza di Tommaso Airoldi: grazie a essa – dice Enrico Airoldi – la nostra generazione ha fatto da ponte tra due mondi, assistendo a tutta l’evoluzione tecnologica degli ultimi quarant’anni». Aggiungendo poi: «Oggi il mercato va a velocità folle grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale. Non possiamo stare a guardare: dobbiamo metterci in gioco, investire in risorse umane e attività strategiche in tutti i comparti (produzione, commerciale, logistica, amministrativo) e far crescere le nostre competenze per restare sempre un passo avanti e mantenere l’azienda competitiva».
«Con il mio ingresso in azienda – racconta Paolo Airoldi – abbiamo deciso di spingere sul fronte dell’internazionalizzazione dell’azienda e possiamo contare su rapporti commerciali in oltre trenta nazioni sparse in cinque continenti. Questa diversificazione a livello geografico si è accompagnata a un ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi alla clientela ed al supporto tecnico che l’azienda è in grado di offrire. Infine, grazie ad una sempre maggiore attenzione alle richieste dei clienti e al controllo rigoroso delle fasi di lavorazione interna, possiamo assicurare la qualità del prodotto, che resta il nostro obiettivo principale».
«Quanto abbiamo costruito – sottolineano ancora Enrico e Paolo Airoldi – è frutto del fondamentale contributo di nostro padre Tommaso: la profonda consapevolezza di appartenere ad una storia famigliare pluricentenaria, il suo costante desiderio di ampliare conoscenze ed esperienze, la sua fiducia e il suo supporto in tutti gli investimenti strategici che abbiamo compiuto sono stati fondamentali per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati».
Particolarmente forte – tengono a mettere in risalto dalla plancia di comando dell’azienda – è infine il legame della Airoldi Metalli con il proprio territorio: si traduce in numerose attività e iniziative benefiche, promosse in ambito sportivo, culturale e sociale, ultima delle quali il sostegno all’associazione Officina Gerenzone, impegnata nella tutela e salvaguardia del patrimonio di archeologia industriale del territorio di Lecco, per la messa in sicurezza di un luogo prezioso e unico per l’evoluzione dell’industria lariana, ovvero la trafileria Airoldi-Baruffaldi.
«Il filo conduttore che ha unito tutte le generazioni della nostra famiglia – concludono Tommaso, Enrico e Paolo Airoldi – è stata la volontà di garantire continuità all’impresa, mantenendo uno stretto legame con il territorio e trasmettendo ai figli la passione per la metallurgia. Questo principio ha permesso di costruire e rafforzare, generazione dopo generazione, una forte e coesa unione tra azienda, famiglia e metallurgia, trasformando dei pezzi di metallo in qualcosa di vivo. Una vera e propria comunità che si fonda sul rispetto, professionale e umano, verso tutti i collaboratori e dipendenti e nella quale ognuno contribuisce attivamente a costruire il pezzo successivo».











