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Funzioni e prospettive a Livorno della Camera Arbitrale Marittima

Gli interventi di Mazzoni, Canepa e Bosetti – Le pratiche arbitrali in base alla Convenzione del 1958 di New York

Il tavolo dei relatori al convegno del Propeller.

LIVORNO – La nascita della Sezione Marittima della Camera Arbitrale a Livorno è stata illustrata da tre relatori nel recente convegno ad hoc organizzato dal Propeller Club locale.
Il professor Alberto Mazzoni ha spiegato che l’antico istituto dell’arbitrato nasce prendendo spunto dalle giurisdizioni consolari che risolvevano controversie basandosi più che altro su norme di consuetudine. Nel lungo tempo trascorso, dalla sua nascita fino ad oggi, è stato oggetto di due interpretazioni fortemente contrastanti fra loro sul piano concettuale. La concezione che caratterizza l’epoca dell‘800 e del ‘900, fortemente giurisdizionale, portava a ritenere applicabili, direttamente o per analogia, molte regole della giurisdizione ordinaria all’interno del procedimento amministrato dai privati per giungere al Lodo, che, in questa interpretazione, una volta emesso, assumeva la capacità di vincolare le parti ed era così predisposto a divenire sentenza una volta intervenuta l’autorità dello Stato.

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Un aspetto della platea.

L’altra concezione dell’arbitrato, definita “contrattuale”, prende piede dal 1958 in poi e vede invece le parti regolare con la loro volontà il contratto ed anche le modalità di risoluzione; pur continuando in realtà a far riferimento a regole di prassi, in questa nuova concezione vige l’idea di fondo che il procedimento ed il risultato possano nascere dalla volontà delle parti e non da un ordinamento dello Stato.
Il percorso dello sviluppo dell’arbitrato è in sintesi questo: nasce come una concezione giurisdizionale, grazie ai contributi dell’arbitrato commerciale internazionale (più precisamente dalla Convenzione di New York del 1958: strumento che agisce con una procedura in grado di eseguire i lodi arbitrali tra Paesi diversi) poi penetrato nel sistema interno con una visione fortemente contrattuale, arriva a consentire, per le parti che lo desiderano, che la decisione delle eventuali dispute avvenga sulla base delle regole di procedura di una Camera oppure di regole che si siano date di volta in volta le parti e, comunque, sulla base delle regole concrete che alle parti sembrano più confacenti.
Uno strumento veloce, sicuro ed economico quello dell’arbitrato secondo il professor Mazzoni e, per quanto riguarda in specie quello marittimo, anche in grado di eliminare il rischio di trovare possibili “incompetenze” negli organi giudicanti.
Anche l’avvocato Luciano Canepa nel suo intervento ha parlato dei pregi dell’arbitrato ed ha sottolineato l’aspetto – già citato da Mazzoni – dell’importanza che il giudizio venga espresso da esperti nella materia della controversia, soprattutto in un campo molto specifico come quello marittimo, citando a supporto validi aneddoti vissuti nel suo percorso professionale. Nell’arbitrato marittimo confluisce qualsiasi possibile controversia scaturita dal trasporto marittimo (contratti di noleggio, contratti di spedizione e trasporto, urti fra navi, a banchina, salvataggi etc) e tanta materia fino ad oggi è stata ed è per gran parte appannaggio di alcune Camere arbitrali di immenso prestigio come quella di Londra che da sola raccoglie circa il 70% delle controversie in campo mondiale (per il resto il 20% spetta a New York ed il rimanente 10% è suddiviso fra altre varie Camere fra le quali Genova). La Sezione Marittima della Camera di Commercio di Livorno entrerà dunque a far parte di una elite e – prevede Canepa – non le sarà facile prendere piede. La Camera di Londra nel 2011 ha ricevuto 3.555 nuove richieste di arbitrati ed ha pubblicato 592 lodi arbitrali: numeri importanti e casi rilevanti che fanno pensare che dietro a tutto questo c’è la scelta di affrontare costi sostenuti pur di avere risoluzioni di peso. Molto realisticamente l’avvocato Canepa sostiene che – riguardo alle prospettive della Camera livornese – ci saranno delle difficoltà da affrontare finché i grossi armatori continueranno a prediligere quelle straniere più rinomate. Dipenderà anche dalla volontà di chi ha il potere contrattuale imporre la scelta ed ha quindi sollecitato gli operatori marittimi ad utilizzare lo strumento dell’arbitrato invece di ricorrere, come a volte accade, a soluzioni interne di compromesso, lasciando di fatto l’egemonia a Londra, lontana dai nostri interessi.
Nella conclusione il professore e vicepresidente della Camera Arbitrale livornese Francesco Bosetti ha spiegato le motivazioni della costituzione della Sezione Marittima poggiate sulla fiducia derivata dalla trascorsa esperienza della Camera ordinaria, estremamente positiva per efficienza e velocità, dal voler far fronte all’esigenza avvertita dagli operatori marittimi di avere un’alternativa ai centri arbitrali marittimi inglesi ed americani rilevando inoltre il potenziale del contenzioso che può sorgere dalla diffusione ormai capillare dei porti turistici. E’ certa la disponibilità e sensibilità culturale dell’ente Camerale, agevolati da quel percorso storico della città che già nel ‘600 granducale ricorreva all’arbitrato anche per le controversie in campo marittimo. L’arbitrato è dunque una garanzia per le parti per la competenza specifica che riserva nella terzietà che gli è propria. L’ulteriore elemento positivo che porterà la creazione di una nuova sezione marittima sarà dato da un aumento della sensibilità nei confronti della promozione della cultura arbitrale in un settore che – secondo Bosetti – è piuttosto languente, quello navigazionistico; punto di arrivo quindi l’arricchimento del territorio e la nascita di un’integrazione virtuosa con le altre camere per il raggiungimento di obiettivi unitari che forniscano agli operatori un prodotto davvero vincente.
Cinzia Garofoli

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Pubblicato il
18 Maggio 2013

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