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Tante anime tante idee tanti timori

LIVORNO – Dalla periferia dell’“impero” delle Autorità portuali, i sofferti contorsionismi all’interno di Assoporti sono visti con atteggiamenti tra la preoccupazione, il fastidio e un po’ di sarcasmo.
[hidepost]Il commento nei giorni scorsi di Nereo Marcucci (Confetra) rimane pertinente: non si può chiedere al cappone di anticipare il Natale, né alle Autorità portuali di accettare la loro cancellazione o accorpamento come propone il ministro Lupi. Da qui, nel dibattito – che dai documenti traspare appena – sono emerse alcune indicazioni che potrebbero diventare maggioritarie quando dalle parole si passerà (se mai ci arriveremo) all’esame in aula della bozza Lupi.
Intanto c’è stata – qualcuno lo racconta tra l’amareggiato e lo scandalizzato – una specie di sotto-proposta alla linea di Lupi di creare otto grandi distretti logistici guidati ciascuno da una Autorità portuale che inglobi quelle minori della stessa area. Pare che i presidenti dei due grandi porti ascellari, Genova e Venezia, avessero intenzione di proporre al ministro, come onorevole compromesso, la creazione di due soli grandi distretti logistici, ovviamente basati sui loro due porti, lasciando per il resto delle nostre coste le realtà così come sono o quasi. Se davvero questa idea era maturata a Merlo e a Costa, non è andata oltre qualche battuta: ma rimane lo stesso sintomatica.
Altra proposta, questa volta colta anche nei documenti, è di chiedere a Lupi che l’istituzione dei distretti logistici e gli accorpamenti delle Autorità portuali avvengano non “ex lege”, cioè con una imposizione legislativa, ma attraverso processi volontari di aggregazione: aggregazione da incentivare attraverso meccanismi sia finanziari sia di valorizzazione nell’ambito dei collegamenti.
C’è poi chi, basandosi sulle esperienze di altri paesi portuali con capacità avanzate, spinge sulla necessità di dare alle Autorità portuali – ed a quelle eventualmente a capo dei distretti – una solida struttura da Spa, con funzioni analoghe e con reali capacità di gestione dei distretti stessi. E l’esperienza di altri paesi va tenuta di conto anche per certi risultati negativi: si racconta che in Belgio il tentativo di accorpare più porti in un unico distretto – tentativo tenuto sotto attenta osservazione dalla stessa UE – sia finito malissimo, quasi allo scontro fisico. Un’occhiata fuori dai confini nazionali dunque farebbe doppiamente comodo: per non ripetere gli errori altrui, per presunzione o peggio per ignoranza, Siamo a tempo.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
1 Febbraio 2014

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