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La navigabilità del Po da Cremona al mare

L’Unioncamere del Veneto spinge per fondali di 3,5 metri da garantire tutto l’anno

VENEZIA – Rendere navigabile il fiume Po tutto l’anno con un impatto positivo non solo sull’intero contesto economico, ma anche sulle popolazioni dei territori coinvolti in termini di riduzione di traffico, di rischio incidenti e di abbassamento del livello di CO2. Il sistema navigabile del fiume Po e dei canali collegati rientra tra le Reti strategiche europee (Reti CORE) nel corridoio Mediterraneo e il suo sviluppo fa parte delle Linee Guida TEN-T (Trans European Network of Transport). Da qui il progetto 365 Po River System. Studio per lo sviluppo della navigabilità del fiume Po da Cremona al Mare Adriatico condotto da AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po) in collaborazione con Unioncamere del Veneto e presentato stamattina a Marghera.
[hidepost]Il progetto, con un budget totale di due milioni di euro finanziati per metà dall’Unione Europea e per metà dalle quattro Regioni Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e fondi AIPo, punta a rendere il Po navigabile 365 all’anno con 3,50 metri di fondale (l’attuale assetto non garantisce mediamente la navigabilità commerciale dell’intero tratto per circa due mesi) e ha preso in considerazione tre soluzioni complementari:
• Regimazione: prevede la costruzione di cinque traverse, con annessi impianti per la produzione di energia idroelettrica, tra Cremona e le Province di Rovigo e Ferrara. Con un innalzamento del livello idrico è la soluzione definitiva per garantire la navigabilità commerciale tutto l’anno e risolvere problemi riguardanti l’assetto morfologico del fiume. Costo 2,5 miliardi di euro;
• Sistemazione a corrente libera con cui estendere ed integrare al tratto del Po, da foce Mincio al Mare Adriatico, il progetto di sistemazione già svolto sul tratto Cremona-Foce Mincio agendo su pennelli e curve di navigazione più critiche. Costo 600 milioni di euro;
• Soluzione mista: solo tre traverse e la sistemazione a corrente libera del restante tratto al fine di consentire il transito per tutto l’anno, fino al porto di Cremona, per le chiatte di trasporto merci V classe Europea CEMT. Costo 1,8 miliardi di euro.
La navigabilità del fiume Po tutto l’anno avrebbe un importante impatto economico sul sistema produttivo veneto. Secondo elaborazioni del Centro Studi di Unioncamere del Veneto, il territorio coinvolto dalle vie d’acque interne produce il 5,2% del valore aggiunto italiano, è sede del 10,1% delle imprese attive italiane e genera il 7,8% delle esportazioni del Paese.
Una parte degli studi ha poi riguardato gli impatti ambientali e socio economici. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, una chiatta da 1.350 tonnellate equivale a 50 Tir o 67 carri ferroviari. Questa chiatta con 5 litri di gasolio percorre 500 km, mentre un Tir con 5 litri di gasolio ne percorre solo 100. In sintesi, una chiatta per ogni giorno di funzionamento evita 1,8 kg di polveri sottili, 10,8 kg di idrocarburi incombusti e 8 tonnellate di anidride carbonica.
«Gli studi condotti sono di grande interesse per il settore economico e commerciale del Veneto – sottolinea Gian Angelo Bellati, segretario generale Unioncamere del Veneto -. Mettere a disposizione delle imprese dislocate lungo l’asse fluviale un modo alternativo di trasporto merci significherebbe avviare un processo intermodale in linea con le politiche europee in materia di trasporti, collegando in questo modo una delle zone con più grande densità industriale d’Europa ai porti commerciali dell’Adriatico e Mediterraneo, con effetti molto positivi per l’export delle province situate lungo l’asse fluviale».
«La Regione del Veneto – spiega l’assessore regionale ai Lavori Pubblici, Infrastrutture e Trasporti Elisa De Berti – è direttamente impegnata nel completamento del sistema idroviario Padano Veneto, nonché nella risoluzione dei colli di bottiglia infrastrutturali ancora presenti. La navigabilità del Po per l’intero arco dell’anno rappresenta un’opportunità di sviluppo per la navigazione fluvio-marittima che potrà garantite una maggiore competitività ai sistemi portuali dell’alto Adriatico».
«Gli altri progetti che riguardano la navigabilità del fiume Po, come lo studio di fattibilità del nuovo canale Milano Cremona e i lavori in corso sulla conca di navigazione di Isola Serafini, sono tasselli importanti – dice Mario Borgatti, presidente Unione Navigazione Interna Italiana – che si aggiungono alle ottime prospettive future per la navigazione fluvio-marittima che sta evolvendo in maniera concreta grazie ai contatti che UNII sta avendo col ministero delle Infrastrutture e la segreteria del ministro Graziano Delrio».
«Lo scopo primario del progetto è consentire una stabilizzazione dell’assetto del Po per non creare problemi al trasporto solido nell’area del Delta – evidenzia Marcello Moretti, responsabile Area Tecnica AIPo Navigazione Lombarda. Riteniamo che una delle ipotesi proposte dal progetto debba essere scelta in quanto lo stato attuale di salute del fiume versa in condizioni non accettabili dal punto di vista morfologico e di trasporto, non consentendo di attirare investimenti nel settore della mobilità e rendendo difficoltoso il reperimento dei finanziamenti che la Commissione Europea mette a disposizione».
«Della navigabilità del fiume Po si discute da molto tempo – ricorda Antonello Contiero, presidente dell’Interporto di Rovigo – e questo progetto ha molteplici valenze. C’è l’aspetto ambientale, oggi quanto mai attuale dopo la COP21 di Parigi e il protocollo di Kyoto che, entro il 2020, impone un abbattimento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Poi c’è l’aspetto economico perché pulendo i fondali potremmo garantire la navigazione del fiume 365 giorni all’anno a bettoline da 1.500-2.000 tonnellate».

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Pubblicato il
19 Dicembre 2015

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