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Porto 2000 e il rebus dei veneziani

Massimo Provinciali

VENEZIA – Faccio una doverosa premessa, altrimenti i miei quattro lettori non capirebbero mai perché qui sopra c’è scritto Venezia, in relazione alla gara per privatizzare la Porto 2000 di Livorno.
La premessa è che una delle cordate che già dall’anno scorso si davano per scontate per l’attesa (e più volte rinviata) gara aveva come capofila il VTP, ovvero il Venezia Terminal Passeggeri; in associazione temporanea con la Cilp dei portuali (ma anche dei gruppi Negri e Neri) e con l’imprenditore genovese Schenone (le altre cordate farebbero capo alla Royal Caribbean/Aloschi/GIH turca, alla Moby Lines/Onorato con LTM e alla Costa Crociere).
[hidepost]In una minuziosa ricostruzione fatta un anno fa sul quotidiano Il Tirreno delle varie associazioni temporanee (Ati) interessate alla Porto 2000, si ipotizzava che la gara sarebbe stata assegnata entro la primavera del 2016. Della serie: campa cavallo…
Poi sarebbe entrata nell’agone anche la potente Msc del gruppo Aponte – socia di minoranza, come noto, del terminal Lorenzini di Livorno – che con uno dei suoi avvocati genovesi più attenti avrebbe anche fatto un calcolo preciso di quanto verrebbe a costare l’ottemperare a tutte le richieste secondo il bando di gara dell’Authority di Livorno. Con una ipotesi da far tremare le vene ai polsi: circa 80 milioni di euro, se sono attendibili le indiscrezioni proprio da Genova. Ci sembra un’enormità.

* * *

La vera notizia della settimana scorsa però sarebbe – e qui si torna a Venezia – che il VTP, ovvero la capocordata dell’Ati con i livornesi Cilp, Neri e Negri, avrebbe deliberato di tirarsi fuori dalla gara per la Porto 2000 con tanto di decisione del suo consiglio di amministrazione. il che creerebbe forse qualche problema per i rimanenti soci dell’Ati, sulla base dei requisiti stabiliti dal bando. Ma perché, se è vero, i veneziani farebbero marcia indietro? Perché nei mesi scorsi, dopo tutta una serie di trattative che hanno riempito le cronache dei giornali locali, è radicalmente cambiata la struttura societaria di VTP. Mi rendo conto che siamo su un terreno delicato, in cui è complicato anche ricostruire le carature della società. Ma nella sostanza, la maggioranza in VTP (53%) oggi apparterrebbe a APVS, acronimo di Autorità portuale di Venezia e della finanziaria veneta che ha partecipazioni di compagnie delle crociere di gran peso come Carnival, Costa e Msc. Però, visto che nel gioco sarebbe entrata anche – acquistata dalla società di investimenti delle suddette compagnie delle crociere – la Finpax che faceva parte già per conto suo del VTP, la maggioranza reale sarebbe di questo gruppo anche se la “governance” resterebbe al VTP. Avete capito tutto? Io sto cercando di farlo, con difficoltà visto che sono un analfabeta sul diritto (e pure sul rovescio) societario. Ma quale che sia la reale portata della complessa architettura societaria veneziana di cui tanto si parla e si sussurra, il fatto è che VTP si sarebbe sentito impegnato in altri progetti prioritari che richiedono anch’essi notevole sforzo economico, e avrebbe tirato i remi in barca sulla Porto 2000. Lasciando ovviamente liberi i soci dell’Ati – cioè Cilp eccetera – di partecipare per conto loro. Ma sarebbe tutta un’altra faccenda, se davvero il colosso veneziano si defilasse.

* * *

Come sempre dove ci sono gare importanti, ci sono importanti interessi in gioco. E quando il gioco si fa duro, sono i duri a giocare. Nei giorni scorsi su Il Tirreno è apparsa la notizia – la cui attendibilità è stata subito smentita dall’Authority livornese – di un ricorso all’Anac (Anticorruzione, addirittura) in merito a situazioni di presunto privilegio tariffario concesse tempo fa a una compagnia di crociere oggi anch’essa interessata alla gara. C’è chi ha messo in relazione la cosa all’ultimo rinvio dei termini della gara fino all’11 ottobre prossimo, in modo da consentire ulteriori chiarimenti sulla legittimità degli atti. Ma anche chi, con un pizzico di malignità, l’ha messa in relazione con la imminente nuova “governance” dell’Authority di sistema per la Riforma, e quindi con un eventuale passaggio ad altre mani della patata bollente. Tutto da verificare, ma ormai ci siamo ai tempi stretti, anzi strettissimi. Aspettiamo con fede.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
24 Settembre 2016

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