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DALL’ILVA ALLA TAV E AL BRENNERO: IL ‘NON FARE’ COSTA ALL’ECONOMIA

Paolo Uggé

ROMA – Da qualche giorno, complice anche la tradizione “agostana” che vede il vuoto pneumatico di notizie ufficiali, è tutto un commentare della classe politica su quello che vedremo, di scelte (e non scelte) alla ripresa di settembre.

Ha retto i titoli di quasi tutti i notiziari web la presa di posizione di Paolo Uggè,  già sottosegretario al ministero delle infrastrutture e trasporti con il ministro Delrio, dal significativo titolo: “Non fare costa”.

Uggè parte dall’Ilva:  a fine settembre – dice nella sua nota – “esaurite le risorse stanziate dal precedente Governo (100 milioni di euro), tutti i fornitori, e gli autotrasportatori in particolare (che ricevono i pagamenti a 120 giorni), non avranno più le disponibilità per rifornirsi di gasolio. I mezzi si fermeranno, insieme alla merce, nei piazzali; il sistema si paralizzerà e l’Ilva entrerà in un circolo vizioso che rischia di sfociare in nuova disoccupazione e definitiva chiusura. Saranno felici i produttori di acciaio nel mondo, che incrementeranno la propria produzione. Non certo i lavoratori italiani, che assistono sgomenti all’evoluzione (si fa per dire) del ‘caso’”.  Catastrofismo o realismo?  Di sicuro un brutto richiamo al governo e al ministro Toninelli, che per ora non ha replicato.

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Uggè ha affrontato anche il tema della Tav, sulla quale si stanno scontrando le due anime del governo attuale. “La produzione industriale – ha scritto –  negli ultimi anni, ha raggiunto il valore di 960 miliardi di euro. Si produce per flussi, il che assegna un valore determinante alla logistica. Il costo della movimentazione dei prodotti impatta per il 20% circa sul valore della produzione, mentre in altri Paesi europei si attesta su un valore del 6-8%. Questo significa che, se l’Italia si allineasse con altri Paesi della Comunità, il costo della logistica si ridurrebbe di 60 miliardi.

Scontiamo l’effetto di costi folli nella distribuzione nelle città, nell’accesso e nell’uscita dagli hub logistici. Se ci aggiungiamo quelli derivanti dall’attraversamento delle arterie principali del sistema autostradale (corridoio tirrenico e adriatico), dai collegamenti insulari, dall’assenza di un’offerta del sistema ferroviario, dai transiti per il superamento dell’arco alpino, emerge un quadro preoccupante. I divieti al Brennero generano, per un’ora di ritardo, un danno di 200 milioni di euro all’anno al sistema produttivo e 170 alle imprese di autotrasporto. Nell’arco alpino transitano oltre 150 milioni di tonnellate di merce, quando l’offerta infrastrutturale dimensionalmente ne garantisce solo 40 milioni.

“Ho vissuto da sottosegretario ai Trasporti quelle vicende – ha concluso Uggè –  so che la Tav non è un’opera voluta dal governo italiano, ma dalla Comunità europea che ne assicura il finanziamento al 50%, mentre il rimanente 50% è a carico di Francia e Italia in parti uguali. In caso di sospensione, saremmo costretti, come per il Ponte sullo Stretto, a corrispondere penali e danni”.

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Pubblicato il
8 Agosto 2018
Ultima modifica
21 Agosto 2018 - ora: 12:18

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