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Assoporti e Il deserto dei Tartari

LIVORNO – Cominciamo con la notizia: Assoporti è convocata in assemblea per il 13 aprile, martedì prossimo. È una piccola ma buona notizia: prima di tutto perché un segno di vita. Non ce ne voglia il presidente Rossi, ma di questi tempi, con numerosi porti italiani ancora senza ricambi o conferme dei vertici, Assoporti non ha certo sfondato le porte del Ministero. E anche l’impegno del senatore Matteo Salvini al battesimo della “Eco Livorno” – ci aveva promesso di accelerare la normalizzazione dei porti – ad oggi è rimasto inevaso.

Nel frattempo entrano in dirittura di scadenza a fine mese (con le eventuali probabili proroghe di legge) altre presidenze, tra le quali quella di Pasqualino Monti (che è fuori da Assoporti, della quale era pur stato il precedente presidente) ma sul quale da tempo si sono indirizzate richieste e proposte di rientro.

L’assemblea dunque è una buona notizia. Che però si ferma qui, e mi dispiace. Perché ad oggi Assoporti sembra aver contato poco nelle strategie di governi – i due Conte e anche l’attuale Draghi – per il rilancio o come diavolo la chiamano, la resilienza. Il presidente Rossi ha bussato sì a molte porte, ma con risultati pratici pressoché zero. Compreso il totale silenzio alle richieste degli incontri tra Assoporti e Ministero che erano stati codificati dalla riforma dei porti. Comprese le richieste di confronto tra i presidenti ancora nel Limbo e il ministro e i viceministri. Silenzio. Mi viene in mente “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati con l’inutile, annosa guardia alla fortezza Bassani contro il nulla. Anche sulla tassa della UE alle AdSP (ne parliamo in questo stesso numero) Assoporti è stata lasciata sola. Ma cosa governa allora questo Governo che doveva essere un fulmine di guerra?

A.F.

Pubblicato il
10 Aprile 2021
Ultima modifica
13 Aprile 2021 - ora: 12:53

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