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Isola di plastica nel Tirreno? Caccia aperta per trovarla

Impegnate le Capitanerie con motovedette e satelliti – Il problema dei rifiuti attribuito in particolare ai traghetti estivi – La conferma dalle analisi sulla balena morta a Tirrenia

Marco Brusco

ROMA – Le Capitanerie di porto alla ricerca dell’isola che non c’è. O meglio: che non dovrebbe esserci. Cioè di quell’isola di plastica e di altri fattori altamente inquinanti – morchie concentrate, rifiuti delle navi, specie dei traghetti – che secondo un recente allarme di Legambiente si concentrerebbe tra l’Elba e la Corsica, in un vero e proprio “vortice” dagli effetti dirompenti per l’ambiente e specialmente per i grandi mammiferi marini.

Che ci sia o no, l’isola di rifiuti è già al centro dell’attenzione. Il presidente dell’Ente parco dell’Arcipelago Toscano Mario Tozzi è partito in quarta. Frena invece il responsabile del settore mare dell’Arpat toscana Fabrizio Serena, che aspetta dati più significativi. Anche gli specialisti della frequentazione quotidiana del mare, i pescatori professionisti, sono divisi: le reti raccolgono quintali di spazzatura dal fondo del mare, ma pochi concordano sull’isola “delle plastiche”. E semmai accusano i traghetti, che specie d’estate a buio nei tratti lontani dalla costa (tra l’Elba e Capraia) scaricherebbero in mare parte dei loro rifiuti per risparmiare sulle spese di conferimento nei porti.

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Risposte più precise, e specialmente provate, si attendono adesso dalle Capitanerie di porto. Proprio nei giorni scorsi il comando generale ha ricevuto la visita di Alessandra Zampieri, responsabile del Joint Research Center dell’Unione Europea, che ha preso visione anche dei programmi dell’Emsa (European Maritime Safety Agency) nella quale un ufficiale delle Capitanerie italiane, il tenente di vascello Dario Cau, è stato nominato presidente del gruppo europeo di esperti sul monitoraggio e l’accertamento degli inquinamenti rilevabili tramite satellite.

Come noto, al satellite, attraverso il sistema SafeSeaNet specializzato sugli inquinamenti marini, è affidato il compito di aiutare la “caccia” ad ogni tipo di inquinamento marino, compresa l’eventuale (e ad oggi misteriosa) isola di rifiuti che minaccerebbe il mare dell’Elba. Una caccia che peraltro ha già messo in moto varie unità navali della Guardia Costiera rischierate sia a Portoferraio, sia a Livorno. Le condizioni meteo di questi giorni, con forti venti di tramontana e grecale, stanno condizionando le ricerche delle motovedette; ma l’operazione richiederà in ogni caso tempi lunghi perché secondo Legambiente buona parte dei rifiuti è costituita da plastica sminuzzata, non facile da identificare a occhio nudo.

Nessuno si nasconde che, arrivi o meno la conferma del “vortice” di plastica e morchie al largo dell’Elba, il Tirreno sia da tempo un mare a rischio per il crescente inquinamento sia delle acque superficiali che di profondità. Una conferma è arrivata due giorni fa dai risultati dell’autopsia al corpo della balena che si spiaggiò alcune settimane fa sulla costa tra Pisa e Viareggio: il cetaceo aveva nel grasso tracce evidenti di inquinamento da idrocarburi, anche se la morte sarebbe da attribuire al “morbillivirus” (responsabile una decina d’anni fa di un’ecatombe di delfini nel Mediterraneo) e alla denutrizione, anch’essa conseguenza indiretta dell’inquinamento marino.

Dall’isola di Capraia e sulle stesse coste occidentali elbane, gli avvistamenti di concentrati di rifiuti a galla – ma anche di macchie iridescenti di idrocarburi – sono sempre più frequenti, e coincidono con la stagione in cui i traghetti con la Corsica e la Sardegna sono più frequenti. C’è anche chi accusa i diportisti, specie i grandi motoryachts, che peraltro hanno da tempo sistemi antinquinamento efficienti. Il vero problema è che cogliere sul fatto gli inquinatori è quasi impossibile: e gli stessi satelliti “vedono” solo in alcune ore. Troppo poche.

A.F.

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Pubblicato il
16 Marzo 2011

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