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Salvare la natura: ma quale?

Il proliferare dei vertici mondiali sul riscaldamento globale sta suscitando speranze, ma anche scetticismi e sarcasmi. Il tutto riassumibile nella nota web che ci ha inviato il lettore che chiede di firmarlo con lo pseudonimo di Adamo:

Perdonate lo pseudonimo, ma fa parte della speranza di non diventare, con la mia generazione, l’ultimo uomo. Meglio il primo, anche se dovrei discutere il ruolo di Eva tentatrice. Vengo al dunque: grandi proclami dal COP26 e anche dal G20 dei giorni scorsi, ma mi sembra che sul concreto si stia andando molto piano. E l’educazione della gente a rispettare la natura va ancora più piano: non vedo altro che ragazzini con il cellulare incollato alla faccia, non certo sui temi ambientali…

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Caro Adamo, un inciso prima di tutto su Eva: personalmente ringraziamo il creatore di averci dato anche Eva e di averla fatta tentatrice. Magari fa tutto parte del mito religioso, ma ci piace pensare che un mondo senza l’elemento femminile sarebbe stato assai monotono, per non dire peggio. Pensate: solo uomini che generano bambini per partenogenesi…

Torniamo alle cose serie: difficile pensare, anche con il massimo dell’ottimismo, che bastino vertici dei potenti per insegnare ai 6 miliardi di esseri umani che abitudini storiche vadano cambiate. Del resto non c’è stata epoca in cui la natura non sia stata violentata dall’uomo; altrimenti la cosiddetta civiltà non si sarebbe sviluppata, oltre che nel male anche nel bene. Abbiamo piegato la natura, ma non siamo certo solo noi umani a farlo: pensiamo agli animali stessi, che si sono adattati ma hanno anche adattato: nell’immensa civiltà degli insetti, le formiche (che sono oltre cento miliardi in tutta la terra ed hanno colonizzato anche le terre più lontane) cuciono le foglie degli alberi per attraversare i corsi d’acqua, allevano speciali afidi come mandrie da macellare quando serve nutrimento, attaccano i nidi di altre formiche per rubare le larve che faranno poi maturare come schiave di servizio nel loro formicaio, desertificano aree verdi per succhiare la linfa delle radici. Insomma, si comportano da umani, sia pure in scala infinitesimamente più piccola.

Sull’educazione della gente poi, ci sarebbe da dire molto. Non ci risulta che, volontariato a parte (ed è fatto quasi sempre da anziani) i giovani e i giovanissimi si interessino molto alla natura. Con le debite eccezioni, è ovvio.

Le due vignette qui allegate sono una risposta. 

La prima rappresenta una fila interminabile di turisti davanti a due stentati alberelli, opportunamente recintati, con il cartello “Natura selvaggia”.

La seconda i soliti turisti nel pieno della jungla, con la guida che parla di dimenticare la civiltà e pensare solo a difendersi dalla natura ostile: e il ragazzo in fondo al gruppo che chiede, tutt’altro che impressionato, a che ore è servito l’aperitivo…

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Pubblicato il
6 Novembre 2021

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