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Pirateria: il record alla Guinea

LONDRA – La pirateria marittima è in calo, ma non certo debellata. Se la costante e costosa presenza di decine di navi militari ha notevolmente dissuaso i pirati del corno d’Africa, anche grazie a operazioni in Somalia, il golfo di Guinea continua ad essere area sensibile. E sempre secondo i rapporti dell’IMB mentre i pirati somali erano straccioni disperati, quelli davanti alla Guinea sono organizzati, tecnologici, probabilmente diretti da centrali sul web e potentemente armati. Sono anche feroci e non si limitano a sequestrare ufficiali e marinai, ma arrivano anche a torturarli e seviziarli.

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Gli interessi italiani sull’area sono tali che ormai da oltre un anno la nostra Marina Militare è presente con almeno una nave (la fregata “Rizzo” dotata anche di elicottero) per cooperare con il marina della Nigeria e altre navi militari sia USA che europee. Secondo un esauriente rapporto pubblicato a settembre dal mensile “Rivista Marittima” a cura del contrammiraglio Francesco Chiappetta, le navi mercantili italiane che operano nel golfo o che vi transitano sono almeno un centinaio per una trentina di società armatoriali. Si tratta di navi da carico, ro/ro, petroliere, lng tanker e unità di rifornimento e di appoggio alle piattaforme di perforazione. Tra cui quelle molto importanti della nostra ENI. L’armamento Grimaldi è tra i più presenti e le sue navi sono state già una volta attaccate (ma si sono disimpegnate).

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Il servizio della “Rivista Marittima” sottolinea che in tempi di fuel costoso, come gli attuali, i pirati puntano a svuotare e serbatoi delle navi e a saccheggiare gli alloggi equipaggi, oltre a eventuali merci. Quando il prezzo della nafta scende, o a bordo c’è poco da rubare, si ricorre sequestro degli ufficiali, chiedendo alti riscatti. Non sono stati rari i casi di sevizie per accelerare i pagamenti.

L’importanza della sicurezza del settore a portato anche l’IMO a elaborare una risoluzione perché i paesi affacciati nel golfo di Guinea collaborino attivamente alle nazioni marittime nella deterrenza nelle condanne. Qualcosa si è ottenuto (vedi il grafico in prima pagina) ma il fenomeno è tutt’altro che debellato. Dal grafico risultano anche le altre aree sensibili oltre l’East Africa: lo stretto di Singapore e la rada di Callao, entrambe zone con attacchi in aumento.

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Pubblicato il
1 Dicembre 2021

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