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Logistica e i sogni di mezz’estate

LIVORNO – Di sicuro, Bartolomeo Giachino è un brav’uomo. Di sicuro, lui e quell’altro brav’uomo di Gigi Grillo credono nel loro annoso impegno per riformare la logistica italiana, per la portualità, per i trasporti. Viene però il sospetto che “la dove si puote ciò che si vuole” (o quasi) abbiano messo nelle loro mani i piani di cui si occupano un po’ come si da un Meccano ai bimbetti. “Sfogatevi, pianificate, proponete. Tanto, con i problemi che il Paese sta vivendo, abbiamo altro a cui pensare”.

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Vado per eccessi, ovviamente. Ma dopo l’ennesima conferenza sulla logistica presieduta dal sottosegretario Giachino, e “sparata” in un’uggiosa e un po’ farneticante nota ufficiale che pochi giornali hanno riportato, viene davvero da credere che ci siano due mondi paralleli: quello reale, dove porti e logistica sono impiccati da norme assurde e risorse mancanti, e quello dei “documenti di programmazione”, dove i vari Giachino e Grillo ruzzano con il Meccano.

Che dice il documento Giachino? In stretta sintesi, è stato scritto che presenta quattro proposte per riformare la logistica nazionale. Si chiamano “piattaforme territoriali”, “combinato ferroviario”, “combinato marittimo” e infine “processi di filiera”. Scrive Giachino che potrebbero generare un valore aggiunto di 7 miliardi di euro: e figuriamoci se non gli credo, forse anche di più. Solo che tutto questo comporta (comporterebbe) una sostanziosa razionalizzazione della rete nazionale degli interporti (di cui oltre due terzi sono inutili, veri e propri carrozzoni che fagocitano risorse per motivi clientelari), una totale conversione di Trenitalia anche al cargo (che invece non gli interessa assolutamente ma non vuol aprire ai concorrenti), una modernizzazione degli interventi per l’autotrasporto merci (che oggi vivacchia di interventi a pioggia e che registra una continua morìa di piccole imprese) e una riforma della 84/94 con decimazione delle Authority (che nessuno ha il coraggio di fare).

Tutto il resto, dicono gli esperti, è forfora, ovvero chiacchiere. A sentire uno degli esperti, ovvero Maurizio Longo di Trasportounito, in cinque anni sono fallite 40 mila imprese di autotrasporto, un’ecatombe. Direte: ci dispiace per loro, ma si è ripulito un comparto. Sbagliato: ne sono fallite 40 mila e ne sono rinate 35 mila o anche più, perché la pratica favorita dalle leggi è quella di chiudere oberati di debiti, e magari senza pagare i mezzi e i dipendenti, per riaprire con una nuova ragione sociale per fare altri debiti e così via.

Trasportounito si è dato appuntamento a Padova per questo fine settimana per presentare la sua diagnosi e forse anche la sua terapia. Ma una cosa è certa: sarà altra carta, da aggiungere a quella di Giachino, Grillo eccetera. E con la sola carta si costruiscono al massimo castelli. Appunto, di carta.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
17 Settembre 2011

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