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Portualità chi piange e chi corre

Dal blog di Decio Lucano alcune interessanti considerazioni sulla portualità e lo shipping.

GENOVA – Una società olandese (NEA) ha compiuto una ricerca per conto delle Autorità Portuali di Amburgo, Anversa e Rotterdam da cui risulta che i sette principali porti del Nord Europa movimentano complessivamente un traffico container quattro volte superiore a quello totalizzato dagli undici principali porti concorrenti del Sud Europa.

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Perché? I volumi di carico e le economie di scala sono più elevati (65%) nella parte settentrionale dell’Europa.

L’impiego di navi portacontainer di grandi dimensioni riduce i costi tra i porti del Nord Europa e l’Estremo Oriente, e inoltre i principali porti del Nord hanno il vantaggio di combinare il transhipment con uno sterminato hinterland.

Ma, sottolinea l’analisi della NEA, l’aspetto positivo è che i porti del Sud Europa presentano un tasso di crescita del traffico containerizzato più rapido con particolare riguardo a Slovenia, Croazia e Ungheria grazie a migliori infrastrutture che favoriranno i porti adriatici. L’aspetto negativo è dato dalla limitata disponibilità e dal costo delle infrastrutture ferroviarie nella regione alpina. Bisogna incrementare la capacità ferroviaria sulle linee transalpine per trasferire traffico dalla strada alla rotaia.

Un altro studio preconizza che le portacontainer della sesta generazione (>15.000 teu) peggioreranno la situazione congestionando i terminali, anche a causa della velocità dei vettori (risparmio di carburante, emissioni) troppo lenta che non consente di mantenere i tempi di percorrenza programmati.

Si dice sempre che le merci sono come l’acqua che si infiltra cercando e trovando il percorso più facile (per le merci più conveniente), ma i trasporti e la logistica in Italia sono appannaggio per il 90% delle merci dell’autotrasporto, anche se è leggermente calato rispetto a due anni fa, così come il traffico container nei porti italiani.

Il traffico su rotaia in Italia ha subito una contrazione record del 26%!

PORTI: qualcuno piange, l’abbiamo scritto, ma poi si lascia scappare lo stanziamento per il superbacino. Al contrario altre AP vanno avanti. Bari, cioè l’Autorità Portuale del Levante, governata da Franco Mariani, prosegue la sua rotta facendo approvare piani di sviluppo dei traffici incentrati soprattutto con i Balcani e l’Europa Sud Orientale; Napoli e Salerno si alleano, la Commissione Europea ha approvato il piano triennale di Napoli che significa 240 milioni di euro erogati dalla UE per la logistica, i servizi e le bonifiche.

Il Gruppo Grimaldi, sede a Napoli, una flotta di oltre 100 navi e 8 mila dipendenti, ha inaugurato un collegamento settimanale Genova-Catania-Grecia, che eviterà i porti pugliesi e l’autostrada di Salerno, con un ro-pax di 26.000 tsl, “Catania“, da 2.250 metri lineari, più 170 auto, 800 passeggeri.

Ancora: allarme dal managing director di MSC Crociere, Domenico Pellegrino che in telegrafica sintesi ha rilevato come il mercato delle crociere in Italia è il principale nel Mediterraneo (previsti 25 milioni nel 2015) ma deve “avviare una seria politica di ammodernamento delle infrastrutture, superando la mentalità provinciale che ha portato oggi alla creazione di 60 porti che vantano una vocazione crocieristica. Pochi competitivi, prezzi fuori mercato, molti non in grado di accogliere le grandi navi da crociera.”

Ma se la UE da una parte eroga, dall’altra la sua Commissione spara sul finanziamento considerato illecito attraverso il decreto Milleproroghe ai porti di Genova, Vado Ligure e Gioia Tauro. Quali sono, si chiedono i vati di Bruxelles, le ragioni del finanziamento? Aiuti di Stato? Dio ce ne guardi, l’Antitrust vigila e punisce. Vedremo come andrà a finire questo up and down.

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Pubblicato il
9 Novembre 2011

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