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Tassa nautica, ecco quanto si paga

Gli importi sono stati ridotti, non si parla più di stazionamento ma di possesso – Non ancora chiaro come si pagherà, in teoria dal 1º maggio

ROMA – L’hanno chiamata “tassa schiaccia nautica”: e nella sua prima versione, come tassa di stazionamento, aveva già provocato un maremoto, ovvero la fuga di decine di migliaia di imbarcazioni verso i porti esteri. Poi l’azione comune di Ucina, Assonautica, Cna, Confcommercio e altre associazioni di settore, ha convinto il governo Monti a modificare radicalmente il balzello, che in effetti è molto meno pesante specie per le barche medie.

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Balzello che si paga dal 1º maggio prossimo, ha valore per un anno, e colpisce solo le imbarcazioni di proprietà di italiani, qualsiasi sia la loro bandiera e la loro ubicazione fisica. Pagano dunque anche le imbarcazioni di bandiera straniera di proprietà di italiani o società italiane. Non pagano invece le imbarcazioni da lavoro, registrate cioè per locazione o noleggio. Per non ammazzare totalmente il mercato interno, che già è nella depressione più profonda, vengono esentate le imbarcazioni nel primo anno di immatricolazione. Valgono infine, come si vede dalla tabella qui sopra, le riduzioni per età e le barche a vela pagano la metà rispetto a quelle a motore. Non pagano, come già ribadito dalla prima stesura, i natanti: cioè le barche non immatricolate fino a 10 metri di lunghezza fuoritutto. Rispetto alla prima stesura è stata invece eliminata l’esclusione dal pagamento delle barche tirate in secca, in rimessaggio o ai lavori: si è voluto così impedire il blocco di migliaia di imbarcazioni nei cantieri, con effetti devastanti sull’economia turistica.

Tra le novità introdotte, c’è anche la possibilità per i titolari delle imbarcazioni da diporto di noleggiarle per brevi periodi, pagando una semplice “cedolare secca” del 20% di quanto ricavato, senza iscrivere i suddetti ricavi nel reddito generale. Un modo come l’altro per consentire a chi lo voglia di alleggerire le spese di manutenzione annuale.

Rimane un unico, ma non secondario, elemento non noto: come pagare la tassa. Sia le associazioni di categoria sia le Capitanerie di porto aspettano una decisione (regolamento attuativo o qualcosa di simile) che stabilisca il modo di pagare la tassa: se con versamento su C/c postale, se con appositi moduli (che per ora non esistono) eccetera. Visti i pasticci che i ritardi stanno creando con l’altra tassa di nuova concezione, l’IMU, è probabile che ci possa essere anche un rinvio all’ultimo minuto. Al momento, non resta che attendere: preparandoci all’esborso.
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Pubblicato il
14 Aprile 2012

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