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Assimprese e le critiche al Pot di Piccini

LIVORNO –  Il dubbio è amletico: la bozza di Pot  proposta dall’Authority di Roberto Piccini va o no impallinata? Sul piano politico sembra che le istituzioni intendano andarci piano, anche perché ad oggi Piccini è il “loro” candidato alla riconferma per la presidenza.

Ma ci sono anche le categorie portuali, dalle quali qualche stralo è partito. Hanno cominciato in Confindustria, più che altro facendo notare che così come è stata letta, la proposta del Pot di ridurre le concessioni delle banchine e  tenerne il più possibile per uso pubblico andrebbe contro le stesse indicazioni della Ue di favorire una filosofia dei porti concepiti come impresa, cioè sempre più aperti agli investimenti  privati (e quindi alla privatizzazione).

Le osservazioni più chiare sono emerse mercoledì dalla lunga assemblea di Assimprese-Fise, dove hanno preso la parola un po’ tutti i rappresentanti delle categorie che operano a Livorno: oltre al presidente di Assimprese Barbera c’erano Raugei per la Cpl con Mannocci e Marchesini, Martini per il Tdt, Renzo Conti per Ltm, Paternostro per Unicoop, Enio Lorenzini, Paolo Bonsignori, etc. Si è visto subito, come peraltro era logico, che i punti su cui indirizzare i maggiori dubbi riguardano il destino della Sponda est della darsena Toscana e connessi. Per esempio: la Bengasi alle Autostrade del Mare cambierebbe lo stato delle cose – si è argomentato – essendo stato sempre detto che sarebbe tornata a Lorenzini, per liberare da quest’ultimo la Sponda Est. Poi ci sono state le preoccupazioni espresse per i forti ritardi nell’allargamento del canale del Marzocco: ultimi impedimenti a frenare sui tempi la richiesta bonifica dagli ordigni bellici, che però sta mandando in bestia le compagnie (Yang Ming in particolare) cui era stato promesso che entro giugno il canale sarebbe stato allargato ed approfondito.

Tutte le osservazioni – ed ovviamente ne sono emerse altre – saranno sintetizzate in un documento che Federico Barbera si è impegnato a produrre in pochi giorni e ad inviare alla Port Authority attraverso i membri del comitato portuale. Piccini da parte sua dichiara di attenderlo a piè fermo, perché la bozza del POT “è appunto una bozza e come tale migliorabile e integrabile”. Con una precisazione: oggi il porto ha in sostanza solo due banchine pubbliche e non si capisce perché non si debbano dare prospettive di accosti più rapidi anche ai traffici “spot” e a chi, appunto, ha traffici o può avere traffici ma non ha banchine riservate. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: ma al momento delle decisioni, il “mugugno” può anche diventare un’arma.

A.F.


Pubblicato il
22 Maggio 2010

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