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Riforma della 84/94 fatto lo “schema” che legge uscirà?

LIVORNO –  Come avevamo preannunciato, il consiglio dei ministri ha approvato venerdì scorso una bozza o schema di disegno di legge per riformare la legge 84/94.

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Secondo il ministro Altero Matteoli, che ieri era preannunciato a Livorno per l’assemblea dell’Associazione Industriali, si tratta di uno schema che ovviamente potrà ancora recepire indicazioni e suggerimenti, ma che testimonia la forte volontà del governo di non lasciare inevase le richieste di aggiornamento per una legge che ha superato i tre lustri e denota in alcuni passaggi tutti i suoi anni. Come abbiamo già scritto, Matteoli e il governo sono consapevoli che la coperta è troppo corta: ma la proposta dell’esecutivo – che non parla più di autonomia finanziaria dei porti – snellisce di molto la burocrazia ed accelera i tempi per i dragaggi portuali; ufficializza i “sistemi logistici” con finalmente alcune norme per coordinare porti, interporti e “distretti” a loro servizio; ed aggancia questi ultimi alle reti dei corridoi europei, cercando di razionalizzare investimenti pubblici e privati. Lo schema di disegno di legge promette anche – ha ribadito il ministro Matteoli – di trovare nel futuro nuove risorse per le infrastrutture, porti compresi, visto che anche nelle più recenti analisi economiche dell’UE l’Italia è stata indicata come il fanalino di coda nell’aggiornamento delle infrastrutture portuali e dei loro collegamenti inland.

Poi c’è il capitolo delle nomine dei presidenti delle Autorità Portuali, che tenta di ribaltare gli attuali – complessi e in alcuni punti poco chiari – meccanismi delle designazioni. Anche recependo il Capitolo V della Costituzione sulla regionalizzazione delle competenze, il disegno di legge assegna alle Regioni il compito di presentare al ministro la designazione del candidato “sentiti gli enti locali”. Se non si trova l’accordo sul nome indicato dalla Regione, la palla passa al ministro e se il disaccordo rimane anche sul nome eventualmente suggerito dal ministro la decisione definitiva diventa competenza del consiglio dei ministri.

Viste le cose, è probabile che ci sarà molto da discutere su questo schema: e le opposizioni hanno già alzato il tiro di sbarramento, puntando in particolare sulla mancanza di finanziamenti per le opere portuali e sulla competenza finale del governo a scegliere presidenti di porti che per tutto il resto sembrano sempre più legati alle aree “logistiche”, che ricadono nella programmazione delle Regioni.

Matteoli ovviamente difende lo schema, ma con la consueta duttilità. Le sue parole e le sue interviste vanno dunque lette con prudenza. Per arrivare a trasformare lo schema in vero disegno di legge e quindi in legge però ci vorranno parecchi altri passi. E se non si trova l’accordo con le opposizioni (comprese quelle interne alla maggioranza)  si rischia di avere l’ennesima grida manzoniana senza risultati pratici. Come temono in molti.

Per capire come buttano perplessità, critiche o anche approvazioni, non c’è da aspettar molto. Già domani 23 si terrà a Roma un convegno organizzato dal RINa e dall’Unità tecnica Finanza di Progetto della presidenza del Consiglio nella sede di via Ripetta sul ritardo nella realizzazione delle infrastrutture strategiche del Paese, ovviamente con i porti in primo piano. I partecipanti sono di quelli che non si nascondono dietro un dito: il senatore Luigi Grillo (che sponsorizza da tempo una riforma della 84/94 diversa da quella presentata da Matteoli) il capo dipartimento programmazione della presidenza del consiglio Paolo Emilio Signorini, l’amministratore delegato del RINA Ugo Salerno, il responsabile dei finanziamenti BEI Gennaro Ramazio, il vice presidente per infrastrutture e logistica di Confindustria Cesare Trevisani e tra gli altri anche il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello. Concluderà il viceministro Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli. Non ci sarà Matteoli, come si vede: vorrà dire qualcosa?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
22 Settembre 2010

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