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Pasticcio Bari: ma il ministro che ci sta a fare?

LIVORNO – Vista dalla periferia livornese – dove di recente è stato insediato alla Port Authority l’avvocato genovese Giuliano Gallanti e defenestrato dopo un solo mandato Roberto Piccini – il “pasticciaccio brutto” di Bari ha suscitato e continua a suscitare ironie, anche amare.

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Ovvero: la legge 84/94 si conferma piegata con crescente disinvoltura agli accordi partitici, magari anche alle idiosincrasie personali “là dove si puote ciò che si vuole”. Mentre le reali valutazioni dei fatti, i consuntivi delle precedenti gestioni e la ricerca della collaborazione istituzionale sul territorio sembrano contare quanto il due di picche. Ovvero, niente.

Buffo anche lo scatenarsi su Mariani dei componenti della commissione Trasporti di destra – ma non solo loro – quando è stato lo stesso ministro Matteoli a proporne la riconferma. Per di più dopo aver incassato il bruciante schiaffone di un precedente commissariamento annullato dal Tar, di una serie di attacchi da parte di Mariani, e di tante sollecitazioni del centrodestra pugliese su presunte o reali “licenze” prese dal presidente uscente nella gestione della cosa pubblica.

E’ diventato evidente per molti che certe nomine sono avvenute, e continuano ad avvenire, sulla base di un neo-manuale Cencelli dove le Regioni hanno imposto al ministro le loro scelte e il ministro ha chinato la testa. In cambio forse – l’alta politica non è il nostro forte, lo ammettiamo – di compensazioni in altri campi, sperando che siano davvero nel supremo interesse della Nazione. Vero che ci sono, tra lo Stato centrale e le Regioni, problematiche assai complesse su tutto il comparto delle infrastrutture e della logistica che non consigliano irrigidimenti sulle poltrone dei porti, peraltro munificamente remunerate ma sempre meno autonome nella gestione delle proprie risorse; ma ai molti osservatori delusi, sembra evidente che a cedere sia quasi sempre lo Stato e quasi mai lo facciano le Regioni. Hanno sempre ragione loro?

In questo quadro, è caduta nei giorni scorsi anche un’altra proposta che farà discutere: Assoporti, che soffre di un reale emarginamento da parte del governo, si è fatta avanti a La Spezia proponendo “uno sportello unico portuale” all’interno di ogni scalo, per meglio coordinare le troppe amministrazioni che operano sulle banchine e dintorni. Ma il ruolo dell’Autorità Portuale? Nerli, che non è tonto, ha subito risposto che “la legge portuale assegna al presidente dell’Authority il ruolo di coordinare, ma poi non gli fornisce i poteri necessari”. E allora la domanda: non sarebbe meglio chiedere questi poteri per l’Authority, che così com’è oggi i più seri come lo stesso Merlo di Genova considerano pressoché inutile,  invece di aggiungere alla pletora delle etichette anche “lo sportello unico”?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
1 Giugno 2011

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