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In silenzio aspettando il niente

LIVORNO – Lo confesso, non sono più tra coloro che la mattina si precipitano a leggere sui quotidiani gli alati voleri dei nostri politici locali. Quindi posso sbagliare nella sensazione che intorno alle vicende del porto ci sia da tempo quasi esclusivamente polemica spicciola, tiro al piccione, gossip di basso livello. Ma sui grandi temi, che pure dovrebbero essere pane quotidiano del sindaco e di tutta l’agorà, nemmeno un vagito. Sembra di essere schiaffeggiati dalla famosa massima: de minimis non curat praetor.

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De minimis, ovvero delle cose minori? La privatizzazione della “Porto 2000” sarebbe una faccenduola, mentre merita paginate di giornali l’opportunità o meno di un suo concorso per un posto? E l’abbandono di un superbacino da oltre 300 metri, costato decine di miliardi di lire al paese, sul quale nessuno ha il coraggio di dire una parola dall’alto dei principali Pulpiti della città? E i continui rinvii della scelta di un segretario generale dell’Autorità Portuale, con proroghe su proroghe dell’attuale, solo per preparare la strada al genovese di fiducia dell’attuale genovese, che invece non riscuote la fiducia della città ma tutti zitti e chissenefrega?

Piccoli problemi se volete: De Minimis, appunto. Ma anche su quelli grandi, è il silenzio. La Zim ci ha sbattuto la porta in faccia dopo cinquant’anni e dalle istituzioni non s’è udito nemmeno un belato. Tutta la vicenda della Cilp – che per mesi ha fatto temere un tracollo del maggior centro di lavoro del porto – si è svolta senza un intervento della politica, senza chessò, un consiglio comunale dedicato, una visita del sindaco, insomma senza partecipazione (e non dico solidarietà) di questa città che quando ha potuto mungere in via San Giovanni ha munto alla grande.

Vado avanti. Nei giorni scorsi una nave portacontainer ha “spanciato” in Darsena Toscana, raschiando sul fondo che doveva essere a 12 metri e invece arriva ormai a 8. I rimorchiatori l’hanno liberata, e buon per il Neri: ma la figuraccia, subito conosciuta tra tutti gli armatori, non ha smosso di un centimetro né il Volgo né l’Inclita. E anche tutti i nobili impegni di dragare lo Scolmatore, di riaprire la voce, di “armarla” con l’intervento della Regione, di smetterla di trastullarci con i megaprogetti della Piattaforma Europa e rendere invece agibile il porto che c’è, vanno avanti con i ritmi di sempre. Facendo finta di dimenticare tra l’altro che dragare la Darsena Toscana e chiudere la bocca dello Scolmatore sulla stessa Darsena è solo parte del problema, perché se non si tolgono i famigerati 400 mila metri cubi di fanghi alla bocca sud del porto non risolviamo niente. Ne avete sentito parlare di recente voi? Io no. O meglio: ne ho letto sul documento della Spedimar che abbiamo di recente riassunto, ne ho sentito parlare fino alla nausea da Angelo Roma quando ancora si occupava di Zim, ho raccolto qualche vagito qua e la. Ma a parte i convegni, poco si è detto e ancora meno si è fatto.

Sarà l’estate. Ma ora è finita. E speriamo bene.

A.F.

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Pubblicato il
27 Agosto 2011

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