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Per l’Isfort porti italiani frammentati

ROMA – “I dati raccolti dall’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti dovrebbero essere letti con molta attenzione, dal Governo ma anche da chi ha responsabilità di altra natura”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, membro della commissione Trasporti, commentando i risultati di una ricerca dell’Isfort, l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti, da cui risulta la frammentazione dei porti italiani e la mancanza di adeguati collegamenti ferroviari.

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Secondo Serracchiani “la situazione di isolamento dei porti italiani rispetto alle grandi aree produttive e logistiche dell’Europa è quasi simbolica di una condizione dell’economia nazionale, che non riesce a trovare lo slancio per proiettarsi efficacemente fuori dai confini.

Che non esista portualità moderna e concorrenziale senza collegamenti, specialmente ferroviari rapidi e ad alta capacità – osserva Serracchiani – dovrebbe essere un dato elementare, ma del quale non si è tenuto abbastanza conto nella programmazione e realizzazione a lungo termine delle reti infrastrutturali. Il risultato è che abbiamo porti piccoli al servizio di aree limitate, mentre per competere con gli scali europei sui mercati del sud-est asiatico occorre mettersi in rete e fare massa critica. Perciò – rileva Serracchiani riferendosi alle affermazioni del presidente di Assoporti Francesco Nerli – non è il caso di compiacersi troppo per i risultati delle merci non containerizzate, quando le sfide globali si misurano sul traffico dei container”.

Per l’europarlamentare democratica “l’Isfort ci lancia un forte allarme del quale dobbiamo tenere conto anche in relazione alla prossima revisione delle reti Ten-T, con cui si deciderà quali aree d’Europa saranno destinate a svilupparsi e quali invece avranno ruoli subalterni. E’ in discussione ad esempio lo stesso ruolo di locomotiva economica e industriale del nord-est, che non potrà mantenere il passo – sottolinea – se la vocazione manifatturiera e quella logistica non faranno sistema agganciandosi a una rete portuale dell’alto Adriatico collegata ai corridoi europei”.

Serracchiani conclude puntando il dito contro “gli errori e le omissioni che stanno venendo commessi, dall’ormai quasi sicuro ritiro del progetto Unicredit all’insabbiamento del Corridoio 5 in Veneto: forse nel breve periodo andranno incontro a qualche calcolo particolare, ma sicuramente alla lunga saranno pagati cari da tutti”.

Giancarlo Lancellotti

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Pubblicato il
27 Agosto 2011

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