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I porti turistici italiani paventano il naufragio

Molti scali turistici in costruzione temono di non poter completare i lavori – Anche gli stranieri in fuga

VENEZIA – ASSOMARINAS (Associazione Italiana Porti Turistici aderente a UCINA Confindustria Nautica e a Federturismo) alla quale sono associati 88 porti ubicati lungo tutta la costa italiana, ha tenuto giovedì 15 dicembre presso la sede centrale di Confindustria a Roma un’assemblea generale per denunciare la grave situazione della portualità turistica che si verrà a creare, in assenza di opportune modifiche, con la conversione in legge del decreto “Salva Italia”.

“Non si può far naufragare un così prezioso settore del turismo quando è a tutti noto che questo comparto genera il 10% del PIL e che rappresenta un importante ammortizzatore sociale come via d’uscita al comparto manifatturiero – ha detto il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio – questa norma prevista nel decreto è una tassa sbagliata nella sua impostazione tecnica perché, come tassa d’uso, oltre agli italiani, colpisce anche i diportisti stranieri provocando una fuga generale dai nostri porti.

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L’effetto annuncio lo stiamo pagando sulla nostra pelle con un esodo già annunciato, di oltre 30.000 imbarcazioni”.

L’assemblea di Assomarinas, che ha preceduto di un solo giorno l’assemblea generale di UCINA a Genova, ha fatto anche il punto sul blocco degli investimenti che interessano progetti in corso di realizzazione per 18.000 nuovi ormeggi e di programmazione per altri 30.000 nuovi posti barca.

“Questa tassa – conclude Perocchio – si riflette negativamente su tutti i porti in costruzione che non saranno in grado di completare e collocare sul mercato i posti barca oggi in corso di realizzazione: in termini finanziari il blocco degli investimenti rappresenta un contraccolpo recessivo del valore di 5 miliardi di euro”.

Non va poi tralasciato che se nel 2011 il 15% del traffico dei marina turistici è stato rappresentato da diportisti stranieri che, se la norma del governo non venisse modificata, verrebbero certamente scoraggiati dal frequentare i porti italiani, attendibili stime di ASSOMARINAS calcolano che una contrazione del traffico del 25%, in termini di mancato indotto, annullerebbe l’intero gettito dell’imposta, senza poi dover contare la mancata contribuzione IVA sulla vendita delle nuove unità – acquistabili con leasing estero – e quello dovuto alla diminuzione dei ricavi delle aziende dei servizi e del turismo legati all’uso delle imbarcazioni di proprietà dei privati.

Dall’assemblea di Assomarinas è partito quindi lanciato un accorato ma ben determinato appello perché siano introdotti tutti quegli opportuni correttivi ad una manovra che rischia di affondare tutto il comparto nautico-turistico con evidenti negativi e drammatici contraccolpi occupazionali sia nel diretto che nell’indotto. ”Se ciò non avvenisse saremmo di fronte ad una drammatica situazione che rappresenterebbe il colpo di grazia per un settore già gravemente in difficoltà per la crisi economica in atto”.

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Pubblicato il
24 Dicembre 2011

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