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Relitto “Concordia”, ultimo atto

Sta per concludersi la gara per la rimozione del relitto – Le prime ipotesi tecniche sul metodo, che per una nave da crociera richiede soluzioni innovative

Il pontone Meloria.

GIGLIO PORTO – L’attesa è tutta per la proclamazione dell’impresa (o delle imprese) che avranno vinto la gara per la rimozione del relitto della Costa Concordia. Secondo la compagnia e la Protezione Civile, in gara sono rimaste solo quattro società, tra cui la joint-venture tra l’italiana Fratelli Neri e l’olandese Smit: la stessa joint-venture che ha operato per ripulire i serbatoi del relitto dal fuel e che sta attualmente rastrellando i fondali intorno al relitto stesso per ripulirli di quanto la nave vi ha scaricato nel rovesciarsi sul fianco. Alle operazioni di monitoraggio e di controllo antinquinamento hanno preso parte, come noto, anche i mezzi del raggruppamento d’imprese Castalia-Ecolmar, che hanno impedito ogni fuoriuscita di liquidi e di residui potenzialmente pericolosi per l’ambiente.

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In attesa della proclamazione dei vincitori della gara, sono intanto rientrati alla base i due mezzi nautici utilizzati da Neri & Smit per svuotare i serbatoi del relitto. Sono il pontone Meloria, già ormeggiato presso la base portuale di Livorno della Neri, e la bettolina Giglio che con a bordo circa 220 tonnellate di fuel recuperato è all’ormeggio al Molo Italia, sempre nel porto di Livorno, in attesa che si sappia quale utilizzazione potrà farsi del suddetto fuel. Avendo tracce d’acqua, il carburante non è stato giudicato di interesse dei costieri D’Alesio; e si sta cercando adesso di capire se dovrà essere riconferito alla Costa per suo uso o venduto, con in questo caso tutta una lunga serie di pratiche relative alle accise e ai diritti doganali.

La bettolina Elba.

Al Giglio intanto prosegue il monitoraggio delle autorità e della cittadinanza sia intorno al relitto, sia in particolare per capire quali saranno le modalità del recupero dello stesso. Dei progetti presentati nella gara ovviamente niente trapela, anche perchè si tratta di elaborazioni tecniche estremamente complesse, che ciascuna impresa ha inteso mantenere riservate. A sua volta la compagnia Costa Crociere ha molto insistito sul fatto che il recupero dovrà avvenire in tempi rapidi – compatibilmente alla complessità dell’intervento – e senza apportare al relitto tagli importanti: sembra sia ammessa solo la rimozione di elementi marginali delle sovrastrutture, che non comporti alcun tipo di inquinamento né marino né aereo.

La fantasia si è ovviamente sbizzarrita a ipotizzare quali metodi siano stati proposti dagli specialisti. A differenza di un normale mercantile – portacontainer o cisterna oppure bulk – lo scafo della Concordia è dotato di centinaia di apertura a mare, costituite da terrazze delle cabine, finestrature e solari: il tutto praticamente impossibile da chiudere con i mezzi tradizionali, cioè saldandovi lamiere come si fa sugli squarci dello scafo. Viene avanzata peraltro l’ipotesi di utilizzare la parte prodiera della nave, la meno “finestrata”, portandola in galleggiamento fino a mettere la nave a 45% dal fondale, appoggiando progressivamente la prua su apposite piattaforme di galleggiamento (o addirittura, secondo un metodo che sarebbe già stato sperimentato altrove, su una grande petroliera vuota, con opportuna riserva di galleggiamento). Si tratta comunque ad oggi di semplici speculazioni di fantasia; che potranno avere riscontro o meno solo entro una decina di giorni, quando gli esperti si pronunceranno sulla gara.

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Pubblicato il
7 Aprile 2012

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