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Per Assagenti Genova l’ultima speranza è la UE

Il presidente Cerruti ha sottolineato come le iniziative del governo Monti abbiano deluso il cluster, con interventi anche “sconcertanti” – Si punta ora sulla direttiva europea per il “sistema porti”

GENOVA – Non solo un tavolo di ascolto, che è oggettivamente assai poco per un comparto che ha il suo valore nel Pil, ma una task force a livello ministeriale: è questa la proposta che gli agenti marittimi genovesi hanno lanciato ieri alla 67esima assemblea generale in risposta al vice ministro Mario Ciaccia, che aveva proposto l’avvio di un confronto per individuare nuove soluzioni per lo sviluppo della portualità.


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«I rappresentanti delle categorie del cluster marittimo – ha spiegato Giovanni Cerruti, presidente Assagenti – devono avere l’incarico di fornire supporto e consulenza a 360 gradi non solo per le questioni nazionali ma anche per ciò che si discute nell’ambito europeo, allo scopo di elevare il ruolo dell’Italia nelle sedi competenti».

La proposta nasce dalle riflessioni sul futuro della portualità a livelllo comunitario con l’intenzione della Commissione Europea, nelle parole del suo vice commissario Siim Kallas, di emanare entro i primi mesi del 2013 una direttiva per riformare il sistema dei porti affrontando in particolare il tema della riduzione dei problemi amministrativi, della trasparenza dei finanziamenti e del riordino dei servizi portuali.

Una prospettiva che apre un barlume di speranza nonostante il disinteresse verso il settore che anche il governo Monti ha dimostrato avere.

«Dagli esponenti dell’amministrazione centrale – ha detto ieri Cerruti – è stato più volte ribadita l’intenzione di adottare misure urgenti per dare impulso ai principali settori produttivi del Paese. Ci aspettavamo che i porti e i trasporti fossero oggetto di azioni immediate ma al contrario, quelle pochissime iniziative governative che hanno toccato la nostra sfera di attività, sono state a dir poco sconcertanti».

Il riferimento va all’abolizione di alcuni articoli della legge professionale del raccomandatario marittimo (legge 135/77), all’attuale decreto “salva coste” dei ministri Passera e Clini, alla disciplina dei costi minimi dell’autotrasporto, alla mancata semplificazione delle normative doganali, fino alla recente sentenza dell’Antitrust su Genova. Cerruti si sofferma in particolare su questo punto: «È una vicenda che ci ha avvilito molto e che rischia di minare il fragile equilibrio delle aziende sanzionate, già provate dalla crisi del settore».

Proprio alla congiuntura negativa del settore è stata dedicata la prima parte della relazione del presidente Cerruti. Nonostante una panoramica ottimistica del porto di Genova e della sua rinnovata competitività, i dati evidenziati in apertura non sono felici. Nella linea le perdite operative dei 20 operatori globali durante il 2011 ammontano a circa 6 miliardi di dollari e nelle rinfuse i segni meno sono forse più marcati: dagli olii vegetali alle farine e cereali, fino alla drastica diminuzione degli sbarchi del carbone fossile, che a Genova, solo nell’ultimo anno, sono diminuiti oltre il 60%. Restano stabili i traffici delle crociere, a fronte di rate “pax per diem” bassissime che fanno intendere che la situazione non possa reggere sul lungo periodo. Nel settore della mediazione l’eccesso di stiva continua a mettere in difficoltà gli armatori in quasi tutti i settori e l’unica nota positiva sembra essere l’aumento del numero di navi vendute per demolizione, grazie a un forte incremento del valore dell’acciaio. Ma non è certo un indice di prosperità per il settore dello shipping.

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Pubblicato il
21 Aprile 2012

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