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Sognando un gran porto del futuro

PIOMBINO – Se non ci fosse di mezzo il disperato tentativo di portar da qualche parte il relitto della Costa Concordia, evitando all’Italia un’altra tragica figuraccia nella già troppo imbarazzante vicenda, potremmo dire che le speranze di Piombino di farsi grande “sfruttando” l’evento sfiorano il cinismo. Ma come diceva qualcuno, l’economia non è un ballo a corte e tutti i colpi, anche i più bassi, sono permessi.
[hidepost]Rimane aperto il problema, affrontato qui a fianco, dei tempi, dei costi e della tecnica da usare.
Bisogna costruire, come si vede dal disegno, una nuova diga a partire dalla località La Chiusa, fino a un bacino “provvisorio” con cassoni cellulari e palancole a 35 metri di profondità che dovrà contenere la nave e avere un superficie di almeno 150 mila metri quadri, quanto dieci e più campi di calcio. In più dovrà essere dragato a 20 metri di profondità un canale di accesso al bacino per almeno 1,5 chilometri di lunghezza e almeno 150 metri di larghezza. A nord del “bacino”, fino a collegarsi con la Chiusa, dovrebbero essere ricavati, evidentemente con vasche di colmata, i piazzali necessari per i mezzi operativi che dovranno lavorare alla demolizione del relitto, per almeno 85 mila metri quadrati di aree. Insomma, un altro porto di Piombino: che diventando tutt’uno con il settore delle vasche di colmata sul lato verso terra già approvato dal piano regolatore, farebbe nascere una grande darsena e almeno 300 mila metri quadri di nuovi piazzali con banchine di almeno 2 chilometri ad alto fondale.
Il sogno di una notte di mezz’inverno? Forse. Ma se consideriamo che in Italia all’improvviso si finanzia con un primo “sbuffo” di 100 milioni una piattaforma portuale offshore davanti a Venezia che ne costerà almeno altri 300 e che viene ferocemente contestata sia dal sistema portuale nazionale che dalla logistica europea, il sogno di Piombino non sembra nemmeno dei più assurdi. E se anche può sembrare un errore nella programmazione nazionale della portualità, si può ricordare il fulminante aforisma di Ennio Flaiano. “Vivere è una serie ininterrotta di errori. Ma finiti gli errori, finito tutto”.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
9 Gennaio 2013

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