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Cargo fs l’Italia non va male

MILANO – L’apertura al mercato ha fatto migliorare le performance della rete ferroviaria italiana in termini di produttività e costi nei confronti delle reti degli altri paesi europei.
[hidepost]È quanto emerge, in sintesi, dalla ricerca “Produzione, costi e performance delle principali reti ferroviarie dell’Unione Europea” condotta dagli economisti Ugo Arrigo e Giacomo Di Foggia dell’Università di Milano-Bicocca. Lo studio prende in esame sei reti: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Svezia e Italia analizzando l’andamento di indicatori come la lunghezza dei binari, la capacità di transito dei convogli (treni per km), le unità di traffico trasportate (passeggeri o tonnellate di merci), il costo unitario, negli ultimi cinque anni (2009 – 2013).
In particolare, i costi di gestione annui della rete in Italia pesano per 2,5 centesimi di euro su ogni unità di traffico trasportata (passeggero-km o tonnellata-km). Dato perfettamente in linea con la media delle sei reti esaminate. Sopra la media sono la Spagna con 2,8 centesimi e, soprattutto, il Regno Unito con ben 3,6 centesimi. Sotto la media Germania (1,9) e Svezia (1,6).
Guardando alle dimensioni, la lunghezza delle sei reti considerate vede in testa la Germania con 33 mila km, seguita dalla Francia con 31 mila km, più staccate Spagna, Regno Unito e Italia, con lunghezze comprese fra 15 e 17 mila km. La rete più piccola è quella svedese con 11 mila km.
La produttività della rete, calcolata attraverso i treni medi annui per km di binario, vede l’Italia, con 37 treni in media al giorno, poco sopra la media corrispondente a 35 treni/giorno. Germania (47 treni) e Gran Bretagna (46 treni) sono molto sopra la media, mentre i restanti tre paesi sotto (FR e SE 27 treni, ES 25 treni).
Ma è sul costo per km di rete che sorprende il risultato dell’Italia. Se infatti, il valore medio per le sei reti è di 102 mila euro all’anno, l’Italia si colloca con 98 mila euro poco al di sotto della media, in prossimità della Francia (95 mila). Sopra la media è la Germania (115 mila). Risultano molto distanti dalla media il Regno Unito (190 mila, quasi il doppio) e, sul fronte opposto, Svezia e Spagna, rispettivamente metà della media e poco sopra).
In termini di produttività delle reti, la “classifica” (dal caso migliore al peggiore) che emerge dallo studio è questa: 1 Germania; 2 Italia e Gran Bretagna; 3 Francia; 4 Svezia; 5 Spagna.
In termini di costi unitari delle reti, la “classifica” (sempre dal caso migliore al peggiore) è invece la seguente: 1 Svezia; 2 Germania; 3 Italia; 4 Spagna e Francia; 5 Gran Bretagna.
«Il principale risultato dello studio – commentano Ugo Arrigo e Giacomo Di Foggia – è l’accertamento della buona performance di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) che figura per tutti gli indicatori considerati, sia di produttività che di costo unitario, in linea o su valori migliori della media europea. Un risultato positivo e difficilmente riscontrabile fino a pochi anni fa. Esso è stato reso possibile sia dal contenimento dei costi di produzione, ottenuto dalla gestione della rete, sia dall’incremento del traffico, principalmente avvenuto nei segmenti liberalizzati del trasporto ferroviario. Ulteriori margini di miglioramento appaiono possibili soprattutto sul secondo fronte, grazie alla crescita dei livelli di traffico che il proseguimento dei processi di liberalizzazione non potrà che favorire».

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Pubblicato il
26 Novembre 2014

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