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Il libro italiano delle infrastrutture i punti forti (e anche quelli deboli)

Quasi 2 miliardi in sei anni con particolare “focus” sulle ferrovie del sud e sulla velocizzazione dei tempi di transito dei container nei porti – Gli elementi di criticità

Corina Cretu

BRUXELLES – La commissione europea alle politiche regionali guidata da Corina Cretu ha approvato la scorsa settimana – come tutta la stampa economica ha sottolineato – il programma operativo Infrastrutture e reti 2014-2020 del governo italiano. Non sono spiccioli, anche se occorrerà che alla quota proveniente dal Fondo Europeo di sviluppo regionale (FESR) pari a 1,38 miliardi di euro si aggiunga la quota italiana per raggiungere il totale di 1,84 miliardi. Con questi lumi di luna, e con la spending review in atto in Italia a livello di … ferocia mai visti (il premier Renzi s’è anche impegnato a tagliare le tasse entro l’anno prossimo) è davvero una bella scommessa trovare i non pochi spiccioli per la parte italiana.
[hidepost]I punti salienti del programma italiano riguardano ferrovie, porti e sistemi di trasporto “intelligenti”. La sfida che sembra più difficile riguarda le ferrovie: Delrio si è impegnato con l’Europa a raddoppiare il loro utilizzo per il trasporto delle merci, passando dalla media attuale di 11,8 tonnellate per ogni 100 italiani a 23,6 tonnellate.

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Teoricamente non dovrebbe essere difficile, perché la quota italiana di merci su ferro è tra le più basse d’Europa. Ma sul piano pratico, oltre alla conformazione geografica dell’Italia che non consente di concentrare grandi carichi su direttrici privilegiate (ed è per questo che da noi il Tir ha tanta quota parte, potendo arrivare porta a porta di chi produce anche in aree decentrate) esiste anche una realtà di migliaia di trasportatori “padronicini” che un vero ritorno delle merci sulle ferrovie spazzerebbe via, con riflessi sociali assai pesanti. Tanto più che il piano di Delrio punta a concentrare le risorse specialmente al sud, sulla Catania-Palermo e sulla Napoli-Bari. Degli 1,84 miliardi di euro previsti dal piano, ben 1,8 miliardi sono per il sud Italia. Dove il tessuto produttivo è più polverizzato e dove il trasporto su gomma è una realtà storica, che lo stesso percorso incentivato delle Autostrade del mare ha solo scalfito.

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Per i porti, il piano Delrio (PON) punta in particolare a razionalizzare il transito delle merci, in primo piano dei containers, velocizzando i controlli per dimezzare gli attuali tempi medi di sdoganamento (16 ore oggi). Tutto questo, grazie a una dogana più moderna sulla quale saranno concentrate anche le funzioni di altri uffici statali, dovrebbe riflettersi anche su un incremento dei traffici containers, valutato per il periodo del PON almeno del 7,4%. Questa parte del piano sembra più realistica, perché l’Agenzia delle dogane da qualche tempo si è messa davvero a correre e a modernizzare i propri ritmi grazie all’informatica e alla semplificazione. Ma è l’accentramento delle tante altre funzioni di controllo sui suoi uffici che rappresenta la vera sfida. Come si vede sui porti anche più avanzati, dove il pre-clearing ha impiegato parecchio a partire e dove i cosiddetti “centri unici” sono in gran parte ancora in embrione. Ma almeno siamo sulla buona strada.

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Pubblicato il
5 Agosto 2015

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