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L’araba fenice che svolazza sulle Authority

ROMA – Il conto è alla rovescia, ma bisogna ricordare che le false partenze sono già state più d’una. Della serie: era stato promesso che entro metà ottobre sarebbe stata varata la prima parte (“governance”) della riforma portuale, da far seguire poi con la consueta cadenza dai decreti attuativi.
[hidepost]Ad oggi – mancano quattro giorni a metà mese – siamo ancora ai pissi-pissi-bao-bao, ovvero alle chiacchiere e alle indiscrezioni. Possiamo dirlo: aspettiamo con fede, ma anche con qualche perplessità.E le chiacchiere, come sempre, si concentrano anche sui nomi, più che sui problemi. Premesso che ogni giorno parte un treno nuovo anche su come saranno gli organi di gestione dei 14 “distretti logistico-portuali” (ammesso che siano 14: altra incognita, visto che Savona non ne vuol sapere di andare con Genova, Carrara vuole andare con Livorno e Piombino e non con La Spezia, Salerno e Napoli baruffano, etc.) le ultime “soffiate” ribaltano ancora una volta quello che sembrava il principio assodato di un accentramento a Roma delle nomine, delle scelte sui nomi e sulle articolazioni dei comitati (o di chi subentrerà). Sarà una chiacchiera: ma qualche ministro s’è fatto scappare l’indiscrezione che anche i comuni capoluogo dei vari “distretti” rientreranno nei comitati, insieme alle Regioni. Voce dal sen fuggita o soltanto brumeggio per tenere buone le varie Anci marittime?
Altra chiacchiera (e risparmiamo al lettore un’altra dozzina di indiscrezioni che circolano: non finiremmo più): il ministro Delrio e il suo “capo” sarebbero intenzionati a non nominare più presidenti delle Authority portuali in scadenza, commissariandole tutte per un “congruo periodo” con i comandanti dei porti, in modo da far “digerire” i primi mesi di applicazione della riforma sotto la guida di vertici “neutrali”. Naturalmente per chi sta scaldando il motore e si considera in pista di decollo può essere uno stop indesiderato.
Ma c’è anche un altro punto: al momento ci sono comandanti di Capitanerie che rimangono commissari di porti dove erano prima e non sono più (a Cagliari, a Napoli, etc.) e ci sono porti dove stanno per scadere i presidenti che in qualche caso coincidono con il problema su accennato. Insomma, non c’è niente di facile, o almeno di scontato: anche perché nel partito di Delrio e Renzi c’è una robusta froda contro le nomine di commissari nei porti. Confusione? Chiamiamola dialettica, così non offendiamo nessuno. Ma certo che la chiarezza ancora una volta sembra l’araba fenice (“che ci sia ciascun lo dice/dove sia nessun lo sa”).
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
10 Ottobre 2015

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