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Via della seta? Occhio ai rischi

Pino Musolino

VENEZIA – Bisogna premettere che i veneziani di vie della seta se ne intendono da secoli, per non dire da quasi millenni. E in questi giorni il presidente dell’Autorità di sistema dell’Adriatico settentrionale Pino Musolino, intervenendo sul grandioso progetto della Cina per l’ormai famosa “Silk Belt” ha messo nero su bianco per una serie di considerazioni che anche altri avevano accennato, ma che adesso sono state ufficializzate. In stretta sintesi: occhio a spalancare le porte in modo acritico alla Cina e alla sua via della seta, perché il progetto enfatizzato dal presidente Xi Jinping “risponde più alle ambizioni del colosso asiatico – scrive papale papale Musolino – che non agli interessi italiani ed europei”.

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La lunga analisi, ripresa anche da Il Sole-24 Ore nei giorni scorsi, sottolinea che il programma della Cina è legato principalmente ad esigenze interne: dare sfogo – scrive Musolino – a una sovraproduzione industriale, controllando le linee di approvvigionamento soprattutto energetico, influenzando le politiche dei suoi competitor. E se possibile, possiamo aggiungere, arrivando anche a controllare i nodi logistici, a cominciare dai porti. Cita Musolino: attenti a spalancare la porta dei nostri scali marittimi, perché rischiamo “di fare la fine della Grecia dove i porti strategici sono ormai completamente assoggettati al controllo cinese”.

Qual è l’alternativa proposta dal presidente veneziano? “Bisogna far pesare – scrive – la qualità produttiva e manifatturiera europea, italiana in primis, le potenzialità di innovazione logistica basate anche sulla digitalizzazione, l’accrescimento del know-how tecnologico dei settore dei trasporti, e non per ottenere finanziamenti ma accordi di natura commerciale” aprendo i mercati a condizioni di reciprocità. Da rifletterci, davvero.

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Pubblicato il
30 Maggio 2018
Ultima modifica
5 Giugno 2018 - ora: 10:06

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