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L’Asamar e il rispetto delle regole

Enrico Bonistalli

LIVORNO – C’è chi loda, come l’ammiraglio Tarzia qui a fianco: e c’è chi imbroda, secondo il vecchio proverbio. Ma la smetto subito con la satira, non è tempo di scherzare sugli argomenti seri. In questi giorni l’Asamar, l’associazione degli agenti marittimi presieduta da Enrico Bonistalli è sotto attacco da qualche mosca cocchiera. Niente di male in linea di principio, la polemica è il sale della vita pubblica e il diritto alla critica è sancito dalle leggi sulla stampa (salvo il contro-diritto della querela, del quale però si abusa spesso e volentieri). In questo caso però, la critica – personalizzata su Bonistalli – è di aver richiamato l’AdSP al rispetto delle regole sulle concessioni demaniali, anche in relazione all’amara vicenda dei “gazebi” di una delle importanti compagnie dei ro/ro sul porto.

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È una vicenda nota e amara, che ha portato all’intervento sanzionatorio dell’ammiraglio Tarzia ed oggi è in mano alla magistratura penale. L’Asamar, che ha tenuto due giorni fa un consiglio direttivo in piena solidarietà con i suoi vertici, ha dato atto al presidente Corsini di aver recepito il vero senso delle sollecitazioni, consultandosi con l’associazione sui prossimi passi relativi sia alle scelte nel comitato di gestione, sia in particolare sull’attuale studio di pianificazione strategica di sistema, richiesto dalla normativa sulla riforma portuale. Dal consiglio direttivo è emersa anche la richiesta – già presentata a Corsini – di aprire un tavolo permanente tra AdSP, Asamar e Spedimar per meglio cooperare sulla suddetta pianificazione. C’è dunque voglia di collaborare.

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A questo punto sarebbe ingenuo – o peggio ancora: stupido – ignorare che alla base degli scontri in atto, che hanno portato all’uscita – scelta legittima, ma certo pesante – dell’agenzia Grimaldi labronica dall’Asamar, c’è anche la durissima concorrenza tra i due principali operatori dei ro/ro nel porto, Grimaldi e Onorato. Entrambi hanno investito forte, hanno aumentato i loro traffici, credono in Livorno. Bonistalli a nome dell’associazione che ha il compito di tutelare tutti gli iscritti ha voluto assumersi il compito di chiedere che ci siano regole certe, adeguate e sul piano di parità. Può essere stato troppo duro? Ha sbagliato? Il consiglio direttivo Asamar gli ha dato ragione e due giorni fa gliel’ha confermata. Ne va preso atto.

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Noi, a differenza di altri, non vogliamo entrare nella diatriba, perché entrambi gli armamenti sono fondamentali per Livorno, per l’economia del porto e per i futuri sviluppi. Le decisioni sono in mani pubbliche, criticare o difendere sarebbe a parer nostro scorretto. C’è la legge, c’è chi deve e vuol farla rispettare. Possiamo solo augurarci che si trovi, da parte delle autorità, una formula che sulla base delle norme – che sono chiare, una volta tanto – consenta una sana e corretta concorrenza senza far vittime. Mettere un dito nell’occhio (n.b. titolo di una rubrica che avevo inventato sul compianto periodico “Trentagiorni” del compianto Aldo Laschetti) può anche essere divertente, finché non si personalizzano scelte di un’intera associazione che cerca di far chiarezza sulle norme. Sia Corsini che Tarzia stanno lavorando, anche in autonomia, a risolvere i problemi del porto. Lavorano bene, lavorano non bene? Ci sono le sedi delegate, senza con questo vietare il legittimo diritto di critica. Noi vorremmo aiutarli senza attizzare inutili baruffette di terz’ordine. Pagine aperte a tutti, ovviamente: chi vuole può intervenire e gli daremo spazio, nel rispetto delle regole. Si può? Proviamoci.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
10 Novembre 2018

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