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Questo mondo alla fine del mondo

LIVORNO – Non dateci, per favore, dei catastrofisti. Eppure la pandemia dovrebbe averci avvertito che tutto non sarà più come prima. E i proclami che arrivano in particolare dalla nostra Europa, parlano di obblighi non più proiettati solo in un lontano futuro. Nel 2030, cioè tra meno di dieci anni, dovremo aver ridotto le emissioni di CO2 del 50%. Facile a dirsi. Ma sul piano pratico, quanto cambierà della nostra vita?

Cominciamo dai proclami: l’anno prossimo ci sarà, proprio in Italia, il vertice europeo sulla salute e il clima. Vuol’essere un riconoscimento all’efficienza e l’efficacia dell’Italia nell’affrontare il Covid-19? C’è anche chi lo legge come un wanted: veniamo nel ventre molle del continente per verificare che non facciate, nella guerra alla CO2, all’italiana.

*

Brutta cosa il sospetto. Però abbiamo di fronte impegni giganteschi e non tutti si rendono conto che ci toccheranno anche sul piano personale. In campo marittimo, per esempio, le navi dovranno tagliare del 50% le emissioni: non basteranno, ci dicono, gli “scrubber” sui vecchi motori: il GNL è una soluzione ma ancora oggi i porti dotati di stazioni di rifornimento si contano sulle dita di una mano. Prendiamo il caso di Livorno, che è il primo scalo nazionale dei ro/ro e ro/pax (cioè di sevizi full intensive): da almeno due anni è cominciata la trafila per fare una stazione di servizio portuale del GNL e il gruppo Neri, che l’ha proposta, è ancora nel ginepraio della burocrazia. Livorno è fortunato, da un certo punto di vista, per due motivi: ha la prima postazione in Italia per il “cold ironing”, cioè l’energia elettrica alle navi in banchina (peraltro ancora mai utilizzata e con qualche dubbio sulla “potenza” erogabile) e specialmente ha a una decina di miglia al largo l’OLT Toscana Offshore, che oggi può finalmente rifornire anche bettoline e navi medie, oltre a ricevere e rigassificare il GNL. Ma basterà? Nel via-vai dei ro/ro, con arrivi pressoché giornalieri e tempi di fermata ridotti, doversi andare ad affiancare alla OLT per rifornirsi non sarà una “rottura di carico” pesante?

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Per le navi da crociera, che hanno anch’esse tempi ridotti di permanenza nei porti, il problema è forse meno grave perché mentre i turisti sciamano potranno “puppare” il GNL dalle bettoline rifornite dall’OLT. Ma le altre navi? La signora von der Leyen ha detto che il taglio delle emissioni dovranno riguardare tutte le navi oltre 5 mila tonnellate di stazza. Saranno pronti i porti? E il trasporto terrestre che vi fa capo? Le migliaia di Tir potranno essere sostituiti in pochi anni da quelli con il fuel “green”? La sfida è enorme e giustifica, nella nostra piccola presunzione, il titolo di queste note: ci avviamo, non sappiamo con quale consapevolezza dei singoli, ad un mondo che sarà la fine di quello che oggi abbiamo. Che sarà migliore lo speriamo per i nostri figli e nipoti: il pessimismo della ragione ci spinge a mettere in conto anche il vecchio anatema: stavamo meglio quando stavamo peggio. Bye bye.

Antonio Fulvi

 

Pubblicato il
23 Settembre 2020
Ultima modifica
24 Settembre 2020 - ora: 13:34

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