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Un “commissario” per i rigassificatori speedly

ROMA – Alla fine viene avanti la tesi di usare il sistema di velocizzazione che ha avuto successo per il viadotto Morandi – un commissario ad acta con poteri di superare i mille ostacoli della burocrazia più deteriore – allo scopo di non subire tempi storici sia per la realizzazione di nuovi rigassificatori costieri, sia per autorizzare quelli galleggianti davanti alle coste come l’OLT di Livorno.

Non sarà facile, perché sia nel governo che in parlamento lo scavalcare le normative in vigore non è sempre visto con favore. E nei giorni scorsi si faceva notare che l’elenco dei commissari ad acta nominati dal governo in carica è lunghissimo: sarebbero addirittura 90, sia per sveltire opere pubbliche urgenti sia gli obiettivi e i programmi delle ZES e delle ricostruzioni post-terremoti.

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Certo è che senza nuovi rigassificatori, pur aumentando notevolmente (come abbiamo scritto nel numero scorso della Gazzetta Marittima) la portata degli attuali, la dipendenza dal gas russo continuerà pesantemente.

Gli ultimi accordi siglati in Africa comportano una fornitura di 1,5 miliardi di metri cubi in più dall’Angola e % miliardi in più – progressivamente – dal Congo: ma per entrare le forniture il gas arriverà congelato con le apposite navi nasiere e per essere inutilizzabile in rete dovrà essere scongelato negli impianti come i soli tre attualmente in funzione in Italia (due sul Tirreno e uno in alto Adriatico).

Progetti come il rigassificatore di Brindisi sono in stand-by da oltre otto anni, fermato dall’eccesso di autorizzazioni e di veti incrociati.

Ultima notizia, che potrebbe essere confermata ad ore, è che il governo sarebbe intenzionato a nominare commissari ad acta per i rigassificatori i presidenti in carica delle Regioni interessate all’istallazione.

Uno scaricabarile politico o una scelta rispettosa delle competenze di legge?

A.F.

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Pubblicato il
27 Aprile 2022
Ultima modifica
28 Aprile 2022 - ora: 10:16

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