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Tanti lavori, ma anche tanti ritardi sui programmi

Nella foto: L’ammiraglio Angora.

LIVORNO – Sui tempi preannunciati ormai nessuno fa più affidamento. Così per quanto riguarda la storia, ormai definita “neverending” dell’allargamento del canale di accesso alla Darsena Toscana, allargamento condizionato prima dal microtunnel, adesso dalla rimozione dei cavi appoggiati sul fondo e diventati inutili dopo che nel microtunnel sono stati finalmente passati quelli nuovi.

Una storia, questa dei cavi, che avrebbe dovuto cominciare all’inizio di maggio, almeno secondo i tavoli tecnici che si sono tenuti ciclicamente tra Capitaneria di Porto, Autorità portuale, corpo dei piloti, ENI e imprese delegate. Anche in questo caso dei tubi da rimuovere, non si può parlare di buona volontà o di rilassatezza, ma di complicazioni legate alla molteplicità degli enti, istituzioni e controlli che ormai condizionano ogni lavoro pubblico (e anche privato).

 

In questo caso, la rimozione dei vecchi tubi ENI sembrava semplice: invece si è imposta, prima di toglierli, la loro bonifica per evitare che il materiale ancora contenuto – in particolare morchie e residui oleosi – possa inquinare l’acqua. Sono preventivati almeno un paio di mesi, per un’operazione che nei piani generali doveva essere già a buon punto.

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Non si tratta solo di togliere l’ultimo ostacolo per avviare i lavori murari di abbattimento della sponda nord del canale, ma per allargarlo ai 120 metri di progetto (vedi il grafico in questa pagina). I lavori imporranno limiti temporali giornalieri al transito delle navi, cercando di conciliare le esigenze dei traffici con quelli dei lavori.

Sono già state concertate in linea di massima finestre orarie di interruzione del traffico, in particolare di notte (già oggi il transito navale non si azzarda sulla strettoia) ma sarà comunque necessario un lavoro coordinato e pesante per tutti.

Che vuol dire, sul piano dei tempi?

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Secondo gli esperti dell’AdSP, si ipotizza che l’allargamento del canale potrà partire alle soglie dell’inverno e il canale finalmente a 120 metri sarà disponibile solo alla metà del 2025. Facendo i debiti scongiuri, visto che siamo già in ritardo di anni.

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Anche sul porto mediceo, sia all’interno che sul fronte esterno che guarda il mare, ci sono lavori avviati e lavori improvvisamente (e senza capire perchè) da tempo abbandonati. Quelli avviati sono il risanamento e la ristrutturazione del vecchio fabbricato che ospita i piloti del porto, transennato e in via di bonifica.

Un lavoro importante, indirettamente collegato alla nascita del “marina” almeno dal punto di vista dell’immagine; un lavoro che però non risolve la situazione di disagio in cui lavorano i piloti, nell’ambiente ristretto e del tutto insufficiente che li ospita.

Nella foto: I rinfusi sulla Orlando di fronte alle navi da crociera.

Per loro, come noto, l’AdSP ha promesso una torre sulla testata della calata Orlando, che forse potrebbe anche accogliere i futuri “sfrattati” della piattaforma dell’Avvisatore Marittimo.

Ma si tratta di un progetto ancora sulla carta e in ogni caso destinato a realizzarsi (forse) tra anni. Se inoltre non sarà per qualche motivo interrotto. Anche qui giocano le competenze incrociate di numerose autorità, a cominciare dalla Soprintendenza ai monumenti di Pisa.

 

Nella foto: I traghetti Moby nel porto mediceo per Sardegna e Corsica.

In questa zona c’è stato anche lo strano episodio dei lavori lasciati a metà per la bonifica dei sotterranei – con le antiche e splendide “cannoniere” del forte della Bocca – che l’AdSP aveva avviato con un finanziamento ad hoc.

Roba ormai passata, dalla presidenza Gallanti, compreso l’abbandono a metà dei lavori. Rimangono sono sui piazzali esterni, che a suo tempo aveva ristrutturato e pavimentato l’Assonautica della Camera di Commercio, alcune transenne e materiali di risulta degli scavi.

Nella foto: I lavori dell’AdSP alla palazzina dei piloti nel porto mediceo.

Gli ingressi alle “cannoniere” sono stati chiusi in modo provvisorio. E sembra naufragato anche il progetto di recuperare almeno uno dei vecchi cannoni che difendevano il porto mediceo: si era parlato di quello trasformato in bitta – immerso in un blocco di cemento – proprio sotto il fanale verde di accesso al mediceo.

Anche questo un sogno?

(A.F.)

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Pubblicato il
5 Giugno 2024

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