Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti
DALLA PARTE DELLA NATURA

Orti dentro la città: l’esperienza di uno stile di vita che vale la pena difendere

L’upupa è un uccello che vive anche nelle nostre zone: ha da sempre un alto valore simbolico. Tant’è che è diventato il logo della Lipu e che viene associato alla rinascita e all primavera in molte culture

Se per noi maturati dall’esperienza e dall’età

* sentirsi sfiorare dal volo delle rondini, che si tuffano nell’aria fresca della sera, o dal piccolo codibugnolo, che scherza con le canne al vento, o dal canto degli uccelli, accompagnato dall’Ave Maria della chiesa più vicina, è un tornare bambini con l’abito “buono” e le ginocchia “sbucciate” dalle corse a perdifiato e dai rimpiattini più segreti;

* avere le narici inondate di timo, melissa, cedrina, rosmarino, lavanda di san Giovanni, o dalle rose selvatiche sorvolate come un alveare dalle laboriose api è come esser proiettati indietro nel tempo, tra i banchi delle elementari, dove i maestri ti invitavano a descrivere nel tema del lunedì le belle domeniche;

* ascoltare il canto dell’assiolo che corteggia e si ritira in dolce compagnia o dell’hup-hup-hup  dell’upupa, minacciata ahimè! dai pesticidi significa far  riaffiorare  le poesie del Pascoli, che imparavi  a memoria e che ti accorgi che ancora sai ripetere come un bravo scolaretto;

* ri-vedere l’Erba biscia maturare lentamente nelle sue varianti dal verde pallido al corallo significa rivivere le paure infantili di esser morsi da una vipera in agguato ed essere accorti a procedere nell’erba alta, con la stessa attenzione di un soldato in un campo minato;

* scorgere orbettini, ramarri, lucertole, che con il terreno e il fogliame giocano a rimpiattino è un amarcord della solitudine e del silenzio che accompagnavano certi pomeriggi in attesa del ritorno dei cari dal lavoro;

L’Orto ha ancora tanto da raccontare a tutte le generazioni:

  • il ritmo delle quattro, tradizionali stagioni, snaturate dall’uomo nelle due, che i cambiamenti climatici riducono ulteriormente a un unico tempo “perverso” e imprevedibile;
  • le fasi della luna per cui l’uomo e la donna si adeguano a Madre Natura e non la forzano;
  • il seme che va trattato con cura come fosse un bambino, fin dalla prima fogliolina bianca, segno di speranza e di lotta per la vita;
  • l’unione fa la forza: senza l’aiuto di lucciole, coccinelle, pipistrelli e lombrichi l’orto verrebbe “storto”;
  • la Terra ha un suo linguaggio universale che possono conoscere tutti: dal rumeno all’albanese, dall’ucraino all’orientale, dallo spagnolo all’italiano, senza distinzioni di nazionalità;
  • senza fatica, pazienza e rispetto niente viene donato se non doni a tua volta: nell’hortus nasce sempre qualcosa e quel che nasce, anche spontaneamente, va tutelato e non sprecato;
  • nell’orto sperimenti la condivisione tra l’anziano che chiede il rosmarino per cuocere l’arrosto e il giovane inesperto che scambia per erbaccia la borragine…

Orti urbani: quasi un ossimoro nella vita del Terzo Millennio, un contrasto stridente pensando alle generazioni che hanno vissuto i problemi della via Gluck e vedono ancora positivamente «il vetro e il cemento» al posto del «verde, dell’erba»  e della mancanza di strade. Un contrasto tanto più stridente a Livorno, città di mare dove l’estate è consacrata al tuffo e all’abbronzatura, il tempo libero agli aperitivi e alle cene in chiassosa compagnia.

Vale davvero la pena di resistere, di manifestare con striscioni e bande che bloccano brevi tratti di strada o consigli comunali? Di «toccare la terra per guidare razionalmente la vita», come diceva Lev Tolstòj e di faticare nel quotidiano lavoro dell’ortolano? Noi crediamo fermamente di sì: lo stupore che provano e continueranno a provare quelli che semplicemente passeggiano tra i sentieri erbosi e polverosi, i bambini e gli adolescenti che corrono tra staccionate e canneti, che vedono – talvolta distrattamente – le siepi fiorite, i filari di mais e di pomodori, i colori mutevoli delle piante amiche dell’uomo, la cura del coltivare e delle fasi semina-raccolto non deve esser sostituita dal grigio uniforme cemento.

Lucia Niccolini

Pubblicato il
19 Agosto 2025
Ultima modifica
22 Agosto 2025 - ora: 13:31
di LUCIA NICCOLINI

Potrebbe interessarti

Se il domani è già oggi…

«Tutto in ritardo e oggi questo, alla luce della velocità con cui si concretizzano i cambiamenti nello scenario geopolitico e in quello dell’interscambio mondiale, quella che era considerata una regola non scritta, ovvero il...

Leggi ancora

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio