Pierburg non è una industria in crisi: paga la corsa al riarmo
«Vogliamo le stesse tutele riconosciute ai lavoratori in Germania»

Lo stabilimento Pierburg Rheinmetall
LIVORNO. «Non siamo di fronte a un’azienda in crisi: semmai, questa è una riorganizzazione che concentra risorse nella difesa e scarica l’incertezza sull’industria dell’auto». Massimo Braccini, numero uno dei metalmeccanici Cgil, parte da qui per dire che non ci troviamo davanti al solito problema di una azienda nei guai che non sa come arrivare all’indomani. Al contrario: «La Pierburg a Livorno non è un sito marginale: è una realtà industriale con un centro ricerche, competenze, professionalità e qualità produttiva riconosciute». Tradotto: «È un’eccellenza nel proprio settore». E allora perché la vendono? Tutto nasce dal fatto che la Germania ha deciso di reinventare il proprio modello di sviluppo e lo fa incentrandolo sulle produzioni belliche: «Ma se Rheinmetall investe miliardi nella difesa e programma migliaia di assunzioni, deve assumersi la responsabilità sociale delle scelte che compie anche sul versante civile».
All’indomani dello sciopero di due ore con presidio davanti alla fabbrica a Livorno, a poche centinaia di metri dal varco portuale Valessini, il dirigente sindacale livornese ricorda che «Rheinmetall negli ultimi due anni ha annunciato investimenti per circa 8 miliardi di euro per espandere la propria capacità produttiva nel settore della difesa e ha comunicato un piano di crescita occupazionale di circa 8mila nuove assunzioni a livello globale». Per Braccini si tratta di una «scelta strategica chiara: rafforzare il comparto militare in una fase di forte espansione della domanda europea». Al tempo stesso, il gruppo ha deciso di cedere l’intera divisione automotive civile: 18 stabilimenti, tra cui Pierburg Livorno. «Una divisione che oggi attraversa difficoltà legate alla crisi del settore auto, ma che per anni – si afferma – ha contribuito in modo significativo ai risultati complessivi del gruppo».
Braccini ricorda che lo sciopero ha avuto una adesione massiccia: le produzioni si sono praticamente fermate». Il tavolo sulla vertenza, concordato con il ministero e l’azienda, è stato «dichiarato permanente»: eppure «da settimane chiediamo la convocazione senza ottenere risposta».
I lavoratori puntualizzano che nel primo trimestre è prevista la firma del contrato di vendita: «Non accettiamo passaggi al buio», lo ripetono. E al ministero delle imprese e del Made in Italytornano a chiedere che:
- durante la fase di vendita non vengano effettuate operazioni che possano indebolire i siti italiani; l’eventuale acquirente presenti, prima del closing, un piano industriale dettagliato e verificabile;
- siano garantite tutele occupazionali vincolanti;
- vi sia un impegno formale a mantenere e sviluppare le competenze presenti a Livorno;
Rheinmetall assuma impegni sul futuro dello stabilimento «analoghi a quelli già sottoscritti in Germania». Dal canto suo, la mobilitazione sindacale continua fino a quando «non arriveranno risposte concrete: le lavoratrici e i lavoratori di Pierburg Livorno meritano rispetto, certezze e un futuro chiaro».











