L’ex diva Ursula Andress vittima di un intrigo internazionale che ha al centro la Toscana
Sequestrato vicino a Firenze un complesso immobiliare ultrachic: indagano Gdf e antimafia

L’ex diva del cinema Ursula Andress, oggi novantenne, qui come “Bond girl” in un film anni ’60 dedicato a James Bond, lo 007 più famoso della storia del grande schermo
FIRENZE. Ci si immagina in base ai soliti luoghicomuni che la Direzione distrettuale antimafia entri in azione solo per acciuffare anziani boss con la coppola e l’odore di pecora appiccicato addosso oppure sicari semianalfabeti dal corpaccione goffo. Balle, stavolta – seppur come vittima di raggiro anziché come “bad girl” – la protagonista sulla scena è Ursula Andress, attrice sex symbol negli anni in cui bastava un bikini per far sognare chissà quali slanci “hot”.
Il copione dell’indagine che adesso è precipitata nel cuore di una Toscana da cartolina è in mano ai finanzieri del comando provinciale di Firenze e alla procura fiorentina: forse non inquirenti e investigatori non si saranno avventurati in spericolati inseguimenti contromano nelle stradine della campagna a sud ovest di Firenze né si saranno buttati giù con il paracadute su antiche ville nel cuore del paesaggio tutto vigne, cipressi e olivi ma, anche senza copiare pari pari proprio quel che fanno James Bond e Bond-Girl nel film “Agente 007 Licenza di uccidere” – cioè appunto Sean Connery e Ursula Andress – l’intrigo c’è davvero e arriva fino a una dimora patrizia di San Casciano Val di Pesa.
C’è dell’altro: e, manco a dirlo, come in ogni giallo, è un cadavere. Secondo quanto è stato possibile ricostruire sulla base di informazioni in attesa di riscontro, è quello del co-protagonista di questo thriller d’azione: prima amicissimo fidato della Bond Girl (al punto da vedersi affidare i conti in banca quasi a occhi chiusi), poi scialacquatore di fortune altrui fra operazioni immobiliari e capolavori d’arte.
Una volta che si sono accorti di non poterla far passare sotto silenzio come una piccola bega di paese, il sobrio burocratese della nota ufficiale della procura annuncia che, oltre a San Casciano Val di Pesa, anche «ulteriori località della Toscana» sono coinvolte nell’«esecuzione di una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze».

Ursula Andress in una foto di alcuni anni fa, ormai ritirata dai set cinematografici e residente a Zagarolo e non più a Hollywood
Stiamo parlando di un decreto che, «in accoglimento delle richieste di questa Procura distrettuale», ha disposto «il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell’attrice Ursula Andress, quale persona offesa».
Andress pochissimi giorni fa ha spento 90 candeline sulla torta di compleanno: le cronache dicono che, dopo aver venduto la magnifica villa hollywoodiana di Beverly Hills, viva fra Zagarolo, alle porte di Roma, e la “sua” Svizzera, dov’è nata a Ostermundigen, un paesino appena fuori Berna, a due passi dal museo dedicato al genio di Paul Klee. Lei, la Bond Girl più nota al mondo, stella del gossip planetario per il susseguirsi di amori, ha (per ora) come ultimo atto della carriera il ruolo della Vergine nel film italo-svizzero “Die Vogelpredigt oder Das Schreien der Mönche”.
La nostra storia sembra un film ma è del tutto vera: e comincia in Svizzera. Con la denuncia dell’ex star del cinema che si rivolge «alle autorità elvetiche, nelle cui sedi veniva rappresentata una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale, riconducibile, secondo l’ipotesi accusatoria, all’operato di soggetti legati da un rapporto fiduciario e incaricati della gestione delle disponibilità finanziarie dell’attrice». In effetti, secondo quanto rende noto la procura fiorentina, dagli «approfondimenti svolti nell’ambito del procedimento penale pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud» si arriva a delineare «un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie». Quanto? Più o meno 18 milioni di franchi svizzeri, all’incirca una ventina di milioni di euro.
I magheggi vengono realizzati «mediante una pluralità di operazioni connotate da elevata opacità». Secondo l’impostazione accusatoria, tutto questo rigirar di quattrini sarebbe stato al centro di «investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione dei successivi impieghi». Magheggi, appunto. Talmente ingarbugliati che, almeno nell’interpretazione dell’accusa, hanno una ragion d’essere principalmente in uno scopo: non lasciar traccia, anzi lasciarne così tante da creare un guazzabuglio contabile in cui ci si perde…
Appena gli inquirenti elvetici hanno avuto il sospetto che le tracce portassero in Italia, il primo passaggio al di qua del confine è stato quello di attivare un articolato meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale: si è capito che nella fattispecie era la Toscana al centro dell’attenzione. Non è chiaro però perché a guidare le indagini dal versante italiano sia stata la Direzione Distrettuale Antimafia: farebbe immaginare qualcosa di più di una semplice furbata di un amministratore infedele che riesce a fregare una ex diva che ormai ha solo in lontani ricordi la fama che la accompagnava ai quattro angoli del mappamondo. Ecco che da una semplice collaborazione a una indagine di un altro Paese ben presto le indagini fiorentine hanno assunto – come dicono dal quartier generale della procura – «un ruolo centrale nella qualificazione giuridica dei fatti e nel coordinamento delle attività investigative da sviluppare sul territorio nazionale, trasformando gli elementi acquisiti in sede internazionale in una autonoma e coerente direttrice investigativa».

La locandina del film “Agente 007 Liceza di uccidere” che ha come personaggio principale James Bond interpretato da Sean Connery, al suo fianco Ursula Andress
Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, gli 007 del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze – che si muovono forse più fra criptovalute e sottofondi dei fondi che non a bordo di Aston Martin DB5 da 286 cavalli – ha sviluppato («con elevata professionalità ed in piena sintonia con questa Procura») una «complessa attività investigativa, tecnicamente qualificata e finalizzata alla ricostruzione dell’intera filiera del denaro illecito». Un labirinto di carte e soprattutto giga fra «approfondite analisi documentali, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari»: e qui torna l’idea che non sia solo un raggiro da furbetto del quartierino, visto che sono stati schierati i finanzieri più abili a muoversi in mezzo alle «più avanzate metodologie di contrasto al riciclaggio e orientati alla ricostruzione del cosiddetto “paper trail”». Seguendo come Pollicino le “briciole” di impronte documentali, è stato possibile per le Fiamme Gialle ricostruire il percorso seguito dalle somme fatte sparire fino a «individuare il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico».
In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria della procura si è rilevato che il provento dei reati commessi in Svizzera è stato «oggetto di svariate operazioni di “stratificazione” volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, per poi essere, da ultimo, reimpiegato nella gestione di un compendio immobiliare di prestigio nel comune di San Casciano Val di Pesa». Per capirsi: stiamo parlando di un complesso «composto da 11 unità immobiliari e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie».
Ovviamente, come accade sempre in questi casi, la procura e la Guardia di finanza insistono a precisare che in base al principio di presunzione di innocenza, bisogna tener presente che «la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna». Al tempo stesso, i magistrati inquirenti mettono sull’avviso: questa vicenda è la riprova di «come la Toscana, e in particolare Firenze, sia esposta al rischio di reinvestimenti di provenienza illecita in beni durevoli e socialmente riconoscibili, idonei a consolidare e schermare il vantaggio economico conseguito». Come si vede, qualcosa che va al di là del caso di una ex attrice ultrafamosa al centro di un magheggio furbacchione: la prosa della procura (e il coinvolgimento dell’équipe anti-mafia) fa trasparire ben altro e ben di più.











