Porti turistici, altolà all’inquinamento da oli alimentari esausti: al via la raccolta
Passo concreto con l’alleanza fra Assonat-Confcommercio e consorzio Conoe

Conoe e Assonat puntano a evitare la dispersione in mare di oli alimentare
ROMA. Prima ancora che combatterlo, l’inquinamento è meglio prevenirlo. Per questa ragione il Consorzio Nazionale di Raccolta e Trattamento degli Oli e dei Grassi Vegetali ed Animali Esausti (Conoe) e Assonat Confcommercio, associazione di categoria che raggruppa i porti turistici, si sono alleate in un progetto che vuol «favorire la raccolta e la corretta gestione degli oli alimentari esausti». All’insegna di un principio: anche piccole quantità di inquinanti, se disperse nell’ambiente, possono avere «impatti rilevanti su mari, laghi e sistemi fluviali».
L’accordo fra i due soggetti punta a «promuovere l’avvio di un programma dedicato alla raccolta degli oli vegetali esausti all’interno dei porti che aderiranno all’iniziativa»: siamo nell’ambito -viene sottolineato – della campagna ambientale per la salvaguardia dell’ecosistema marino dal titolo “Stop food oils & fats in the sea”, che dallo scorso anno il Conoe sta portando avanti nei porti della Penisola.
L’intenzione è quella di sensibilizzare i diportisti a «non sversare in acqua l’olio vegetale esausto prodotto all’interno delle imbarcazioni». Come? Ad esempio, installando «punti di raccolta dedicati in aree facilmente accessibili», fornendo «strumenti operativi quali tanichette e imbuti», distribuendo «materiale informativo per sensibilizzare operatori e utenti», compiendo «attività di monitoraggio e report periodici» in collaborazione proprio con il Conoe (mentre i contenitori per la raccolta sono forniti da Nuova C Plastica, azienda attiva nella produzione di soluzioni per l’ecologia e l’ambiente, contribuendo al supporto operativo dell’iniziativa).
L’identikit dei due soggetto protagonisti è presto detto: il Consorzio che si occupa di oli e grassi esausti è stato istituito quasi trent’anni fa ed è costituito da una galassia di venti confederazioni, associazioni nazionali di settore e organizzazioni di utilities, per un totale di «oltre 300mila produttori di oli e grassi esausti del settore industriale, artigianale e commerciale, più di 300 aziende di raccolta e stoccaggio e oltre 60 aziende di rigenerazione per il riciclo del rifiuto in materie prime seconde». Quanto a Assonat, si presenta come «la principale associazione della portualità turistica italiana e rappresenta circa due terzi dei posti barca nazionali».
Così il commento di Luciano Serra, presidente di Assonat-Confcommercio: «La sostenibilità non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa. Con questo progetto rafforziamo il nostro impegno nel promuovere una cultura della sostenibilità e offriamo all’intero settore portuale turistico strumenti per contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente, trasformando un rifiuto in una risorsa attraverso modelli virtuosi di economia circolare e generando valore per i territori». Aggiungendo poi: «L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso intrapreso da Assonat-Confcommercio per promuovere innovazione, responsabilità e sostenibilità strategica, rafforzando l’impegno dei marina verso le comunità e l’ambiente e favorendo l’adozione di pratiche sempre più efficienti e sostenibili».
Questa la dichiarazione del presidente del Conoe, Tommaso Campanile: «L’accordo rafforza la sostenibilità nei porti turistici e promuove la corretta gestione degli oli vegetali esausti come leva per tutelare l’ambiente marino e sviluppare l’economia circolare. La raccolta nei porti consente di prevenire l’inquinamento e sensibilizzare operatori e diportisti: anche piccoli gesti, se supportati da strumenti adeguati, possono avere un impatto rilevante. La sfida della sostenibilità richiede alleanze solide e azioni concrete: questo accordo ne è una dimostrazione tangibile e un modello replicabile per altri ambiti del sistema Paese».











