Vado Ligure, sciopero di 24 ore contro «l’uso spregiudicato di part time e precariato»
Assiterminal contrattacca: la controparte è rimasta prigioniera di ideologismi

Presidio dei lavoratori protesta sindacale
VADO LIGURE (Savona). Venti di guerra sulle banchine di Vado Ligure: giovedì 2 aprile incroceranno le braccia per uno sciopero di 24 ore i lavoratori del terminal Vado Gateway che aderiranno all’iniziativa di lotta proclamata da Filt Cgil e Uiltrasporti contro quello che definiscono «l’uso spregiudicato di part time e precariato». Dal quartier generale Cgil arriva la solidarietà di Filt Cgil di Genova e Liguria che ritengono «inaccettabile» che «la variabilità dei traffici, caratteristica intrinseca del lavoro portuale, incida sui diritti e determini la precarietà dei dipendenti». Lo ribadiscono segnalando che «il sistema portuale è dotato di strumenti collaudati e funzionanti che, con le dovute tutele sociali, è in grado di affrontare i picchi di traffico».
In particolare, i sindacati protagonisti della protesta indicano che la copertura dei picchi può avvenire con il lavoro temporaneo (articolo 17) o attraverso la flessibilità prevista dal contratto porti. Al contrario, secondo quanto sottolineato, il terminalista punta a «introdurre forme atipiche di flessibilità che contrastano con il modello di lavoro esistente nel porto di Savona», come affermano Marco Pietrasanta e Laura Andrei a nome di Filt-Cgil Genova e Liguria.
Di tutt’altro segno è la presa di posizione di Assiterminal che ricorda di aver «partecipato nuovamente, al fianco di una sua associata, al tavolo di raffreddamento» convocato dall’Authority del Mar Ligure Occidentale a seguito dell’«ennesimo sciopero dichiarato da alcuni sindacati confederali sull’applicazione dell’istituto contrattuale del part time da parte di un’impresa terminalista».
L’organizzazione di parte imprenditoriale dà atto al segretario generale dell’ente portuale, Tito Vespignani, di aver compiuto un «apprezzabile tentativo» per portare nella discussione «elementi concreti di mediazione e proposte condivise dall’azienda». Nonostante questo, lo sciopero del 2 aprile è stato confermato.
«Il confronto è stato a tratti surreale», dice il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari, Il motivo? «Una volta chiarito che l’istituto del part time e del tempo determinato sono parte del contratto di lavoro dei porti anche per il personale che opera in banchina (si, c’è stato bisogno di confrontarsi su questo…) le rassicurazioni che l’azienda ha fornito in merito alla possibilità di trasformare questi rapporti di lavoro in full time e tempo indeterminato al verificarsi di determinate condizioni operative (volumi di merce) non è stata sufficiente per la controparte». Aggiungendo poi: «Spiace definirla così, controparte, ma nel momento in cui il livello del contraddittorio non si sposta da una pervicace pretesa di entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro solo per richiamare ideologicamente “modelli” diversi come unici punti di riferimento, è evidente che non può non esserci contrapposizione».
L’esponente di Assiterminal ricorda che stiamo parlando di una situazione in cui «le regole normative e contrattuali sono pienamente applicate». Per Ferrari è «anacronistico» ritenere nel 2026 che il part time sia «una forma di precariato» ed è «fuorviante» contrapporre «la libera organizzazione del lavoro delle aziende ai modelli di somministrazione di lavoro temporaneo (compagnie portuali), soprattutto in contesti, come quello savonese, in cui i dati e le statistiche evidenziano che crescendo il terminal, cresce la compagnia portuale». A giudizio del dirigente dell’organizzazione dei terminalisti, la dialettica nelle relazioni sindacali «è parte del gioco» ma attraverso «un approccio che valorizzi il merito delle questioni, soprattutto in contesti esterni che sempre di più incidono sugli equilibri economici e quindi sociali di qualunque comparto».











