Confitarma torna a Genova, là dove tutto ha avuto inizio 125 anni fa
Gli armatori: il trasporto via mare è il più “verde” ma il sistema Ets ci penalizza

Da sinistra Terrile, Zanetti, Ranieri, Paroli al consiglio generale Confitarma a Genova
GENOVA. Apripista lo è stata fin dall’inizio: Confitarma rivendica di esser stata «tra le prime organizzazioni al mondo a gestire la transizione dai concordati di tariffa locali ai primi accordi di respiro nazionale, contribuendo in modo significativo alla nascita e allo sviluppo delle relazioni sindacali, in generale, e nel settore dei trasporti in particolare». Non solo: ricorda che in Italia è stata «la prima associazione datoriale a sottoscrivere un concordato di tariffa, antesignano del contratto collettivo, configurandosi tra le primissime associazioni nazionali di categoria di stampo moderno».
L’organizzazione confindustriale degli armatori lo ricorda per tornare con la memoria a quel martedì di aprile di 125 anni fa esatti quando la Confederazione Italiana degli Armatori teneva proprio a Genova – come adesso nella sede di Costa Crociere – la prima assemblea straordinaria della costituenda Federazione degli Armatori Italiani. Ai lavori del consiglio generale di Confitarma hanno preso parte anche ospiti istituzionali come Alessandro Terrile (vicesindaco di Genova), l’ammiraglio ispettore Antonio Ranieri (direttore marittimo della Liguria e comandante del porto di Genova) e Matteo Paroli (presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale).
Occhi puntati sulla memoria di quel che sono stati questi 125 anni ma anche sul futuro: ad esempio, dando l’ok del consiglio generale al restyling del logo confederale. Come evidenziato dal presidente Mario Zanetti, «vuole esaltare il valore propulsivo di un’associazione impegnata oggi e nel futuro a rappresentare l’industria armatoriale italiana, da sempre al servizio del Paese, delle sue forze produttive e di tutti i cittadini».
È, insomma, al tempo stesso l’amarcord nel giorno dell’anniversario e, come è stato messo in risalto, la nuova tappa del percorso che è stato avviato a Ravenna lo scorso febbraio con tappe nelle principali città portuali italiane. Fino al punto di arrivo a Roma con l’assemblea pubblica annuale in programma il 26 e il 27 ottobre prossimi: inserita anche quest’anno – è stato detto – «nel più ampio contesto dello “ShipDay”, con l’obiettivo di rappresentare un Paese in movimento che ha ritrovato nel mare una leva di crescita e prosperità».
Nel consiglio è stato sottolineato che l’organizzazione è «nata per rispondere all’esigenza delle imprese armatoriali di dotarsi di un interlocutore autorevole nei confronti delle nascenti organizzazioni dei lavoratori, tra le più precoci proprio nel comparto marittimo-portuale»: Confitarma si presenta ancora oggi come «un presidio strategico per il settore».
Il presidente degli armatori confindustriali Mario Zanetti ha messo l’accento sul fatto che Confitarma raccoglie «una flotta mercantile diversificata nelle diverse tipologie necessarie all’industria e all’Italia e prosegue saldamente la sua rotta». L’attenzione è andata anche alle «attuali sfide geopolitiche a partire dalla crisi mediorientale»: a giudizio di Zanetti, «i temi del fabbisogno energetico e della transizione ecologica, così come le opportunità offerte dalle nuove rotte e dall’integrazione economica globale, confermano il trasporto marittimo quale un asset strategico, in particolare per l’Italia».
Come si diceva, l’attenzione non poteva non essere calamitata da quanto accade nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz: è stata sottolineata «la necessità di scongiurare l’introduzione di extra-dazi sui transiti, che rappresenterebbero lo scardinamento dei principi del diritto internazionale e, come sottolineato dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni, avrebbero conseguenze economiche imponderabili».
Altra questione calda da affrontare è la decarbonizzazione. «Pur rappresentando solamente circa il 2% delle emissioni globali, il trasporto marittimo è già oggi la modalità più efficiente dal punto di vista ambientale», è stato messo in evidenza. Al tempo stesso, però, la transizione ecologica secondo i dettami di Bruxelles – e qui il riferimento è nella fattispecie al sistema Ets e al Fuel-Eu – rischiano di compromettere la competitività del trasporto marittimo italiano». Cosa chiede Confitarma? Occorre «sospendere o rivedere il meccanismo Ets» e comunque destinarne al settore marittimo i proventi ricavati. In tal senso è stata evidenziato un primo parziale passo avanti con la recente modifica che ha inserito il “Sea Modal Shift” tra i destinatari delle risorse provenienti dalle aste».
Le imprese armatoriali italiane – è stato ribadito – stanno facendo la loro parte: hanno investito già circa 2,5 miliardi di euro, con oltre 60 nuove navi ordinate, «l’80% delle quali predisposte per l’utilizzo di combustibili alternativi».
Infine, la semplificazione normativa. Nel corso del confronto è emersa «l’urgenza di intervenire sul regime della bandiera italiana»: oggi – è stato detto – è «appesantito da procedure e adempimenti più onerosi rispetto a quelli delle principali bandiere europee concorrenti, con impatti diretti sulla competitività del sistema».











