«Sos Golfo, i dati dicono che non siamo all’apocalisse energetica eppure…»
Falteri: si gioca d’anticipo sulla crisi reale per far decollare i prezzi

Davide Falteri, presidente di Federlogistica
GENOVA. «Meno del 20% del petrolio del Golfo Persico viene esportato in tempi normali verso l’Europa e la quota dell’Italia è inferiore al 4%». Parte da questa doppia percentuale Davide Falteri, presidente di Federlogistica, per mettere sul tavolo un interrogativo che pesa come un macigno e vale come «richiamo alla lucidità e senso delle proporzioni»: se queste sono le percentuali vere (e vere lo sono realmente), davvero è giusto parlare di crisi energetica? È corretto esasperare i toni? È utile mettere sotto stress anche i prezzi e le previsioni?
«Non siamo di fronte a un’interruzione immediata delle forniture tale da giustificare rialzi così rapidi e generalizzati», dice il numero uno di Federlogistica «I grandi operatori energetici e i sistemi nazionali dispongono di scorte significative, costruite proprio per gestire situazioni di tensione come quella attuale. Questo significa che il tema non è la disponibilità immediata del prodotto, ma il modo in cui il mercato reagisce alle aspettative». Detto in altri termini: i prezzi – questa l’argomentazione di Falteri – incorporano «non solo i costi reali, ma anche il rischio geopolitico, le dinamiche finanziarie e, in alcuni casi, possibili effetti speculativi», e questo «anticipa crisi che oggi non esistono o comunque non si pongono nei termini in cui sono proposte».
Per Falteri c’è anche un’altra cosa che suona singolare: «Strano poi che questa crisi si inserisca in un momento delicato per la transizione energetica. Il settore dell’elettrico e delle nuove tecnologie stava attraversando una fase di rallentamento, e oggi il rialzo dei carburanti tradizionali rischia di alterare nuovamente gli equilibri competitivi imponendo come strategica una transizione che non può essere guidata da shock improvvisi».
Secondo Federlogistica il punto centrale è uno: «La crisi non può diventare un automatismo per scaricare costi su famiglie e imprese: servono monitoraggio costante, trasparenza lungo tutta la filiera e, se necessario, interventi mirati per evitare distorsioni». Così conclude Falteri: «In un momento come questo la responsabilità della politica e delle istituzioni è garantire equilibrio: difendere la sicurezza energetica, tutelare il sistema produttivo e accompagnare la transizione senza creare ulteriori squilibri sociali ed economici».











