Bandiere ombra per imbarcazioni da diporto, finita la pacchia?
Il fenomeno riguarda il 15-20% delle barche di proprietà di italiani

Bandiera di uno yacht in navigazione
ROMA. Sul sito specializzato “Magellano Blog” è uscito in questi giorni un servizio che preannuncia uno scenario pericoloso per le imbarcazioni da diporto immatricolate sia con bandiere-ombra, sia anche con altre legittime bandiere europee.
«La stagione della navigazione spensierata sotto i colori di Polonia, Francia o Malta – scrive il sito – potrebbe presto incontrare una burrasca normativa. Il disegno di legge dedicato alla “valorizzazione della risorsa mare”, dopo aver incassato il via libera dal Senato, è approdato alla Camera dei Deputati, portando con sé una novità che agita le acque dei porti turistici: una stretta senza precedenti sulle unità da diporto che, pur avendo un proprietario italiano, sventolano una bandiera straniera».
Il fenomeno coinvolge una fetta compresa tra il 15% e il 20% delle imbarcazioni di proprietà di italiani. «Si tratta di migliaia di diportisti – scrive ancora Magellano Blog – che, stanchi della farraginosa burocrazia nazionale, hanno cercato rifugio nei registri di altri Paesi dell’Unione Europea, attratti da procedure snelle e costi di gestione più contenuti».
Il fulcro della riforma è l’obbligo per tutte le unità fino a 24 metri di proprietà di soggetti italiani, indipendentemente dalla bandiera, dovranno essere in possesso di una certificazione di navigabilità. Questo documento potrà essere rilasciato dall’autorità dello Stato di registrazione ma se questo non lo prevede (come accade in alcuni registri semplificati), da organismi tecnici riconosciuti, Rina per primo.
La validità del certificato sarà quinquennale, imponendo agli armatori controlli periodici simili a quelli previsti per la bandiera italiana. La norma è un chiaro tentativo di erodere il vantaggio competitivo dei registri esteri, rendendo la “fuga” burocratica meno appetibile e più costosa.
L’impatto pratico della norma – conclude il Blog – sarà un banco di prova per l’intero settore. Per molti armatori, i costi aggiuntivi e il ritorno della burocrazia centralizzata potrebbero rappresentare il “punto di rottura” capace di spingerli a re-immatricolare la barca in Italia, specialmente ora che il Registro Internazionale Telematico (Sted) dovrebbe, in teoria, semplificare la vita ai naviganti.
Si è già aperto tuttavia il preannuncio di un contenzioso a livello Ue per capire se la nuova normativa possa essere o no contestata a livello europeo, investendo legittime regole di altre bandiere comunitarie. Si preannunciano insomma le solite guerre legali. (A.F.)











