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SCIOPERO

Giovedì 7 maggio l’Usb chiama gli addetti dei porti a incrociare le braccia

A sostegno della richiesta di riconoscimento come lavoro usurante

La foto della locandina dello sciopero Usb

ROMA. Il sindacato di base annuncia per giovedì 7 maggio lo sciopero nazionale dei porti italiani. La protesta mira al «riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici» e ha fra le parole d’ordine il no ai piani di riarmo per destinare invece «risorse a salari, pensioni e servizi pubblici». È in agenda un presidio a Roma alle ore 11 nella zona del ministero del lavoro (via Flavia) con delegazioni provenienti dai principali porti italiani.

Il fatto che «il lavoro portuale venga finalmente riconosciuto come attività usurante ai fini pensionistici» – è stato spiegato presentando l’iniziativa di lotta –  è «una richiesta che nasce direttamente dalle banchine e dai piazzali» ed è «condivisa anche da altri settori, come quello ferroviario».

I promotori della mobilitazione segnalano che tutto questo «si scontra ancora una volta con il solito ritornello della mancanza di risorse». Ma dove sono – si chiede polemicamente il sindacato di base – queste risorse che servirebbero per consentire ai lavoratori di andare in pensione cinque anni prima? «Le risorse ci sono», è la risposta. Ma c’è un “ma”: i soldi vengono invece «destinate ai piani di riarmo, all’acquisto di armamenti per miliardi di euro, alla crescente militarizzazione dei porti, delle ferrovie e delle infrastrutture strategiche». Da tradurre così: «Vengono assorbite da una logica di guerra e da un sistema di speculazione finanziaria che alimenta l’inflazione e riduce il potere d’acquisto dei lavoratori».

L’Usb e il suo coordinamento porti, lanciando lo sciopero del 7 maggio, sottolineano che «i portuali sanno che la richiesta del riconoscimento del lavoro usurante si collega con un’opposizione popolare e diffusa alle politiche di riarmo dell’Unione Europea e alle scelte che rischiano di trascinare il Paese in scenari di guerra». A giudizio del sindacato di base la lotta contro il riarmo e in favore dei diritti sociali si saldano: «Difendere il salario, i diritti, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono parte della stessa battaglia contro la guerra e l’economia di guerra».

Viene annunciato che «nella stessa giornata scenderanno in piazza anche insegnanti e studenti, contro i progetti di reintroduzione della leva militare e contro le riforme del sistema educativo». L’Usb spoiega che «saremo al loro fianco, come sempre».

Pubblicato il
6 Maggio 2026

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