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AMBIENTE MARINO

Recuperata nel mare di Siracusa una rete fantasma lunga 3mila metri

L’iniziativa di Marevivo in tandem con Arca Fondi Sgr e Baps

Il recupero della rete fantasma sui fondali siracusani in zona Ortigia

SIRACUSA. «L’86,5% dei rifiuti trovati in mare è connesso ad attività di pesca: reti, cime, retini, nasse, cordame e cassette di polistirolo, dispersi o abbandonati, si depositano sui fondali o fluttuano in superficie destinati a non degradarsi mai». Il virgolettato è di Marevivo che, in tandem con Arca Fondi Sgr, ha messo in campo una attività di tutela ambientale che ha interessato una zona a ridosso dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, a Siracusa, avvalendosi anche della sinergia con Banca Agricola Popolare di Sicilia (Baps).

Se i rifiuti connessi alla pesca sono così rilevanti è fondamentale rimuoverli, sostiene Marevivo. In questo caso l’intervento ha permesso di portar via dai fondali «una rete fantasma di oltre 3mila metri e diversi attrezzi da pesca da una zona di alto valore storico-naturalistico situata tra Ortigia e Ognina». L’operazione è stata condotta da subacquei specializzati della squadra di Marevivo e del Centro Diving Capo Murro, grazie al quale la rete era stata identificata durante un’immersione.

L’attrezzo da pesca – viene fatto rilevare – si era depositato su «un fondale popolato da coralligeno e posidonia oceanica a 30-40 metri di profondità». Dal quartier generale di Marevivo si segnala che l’utilizzo di particolari sistemi d’immersione denominati “rebreather” (che «consentono permanenze di lunga durata in acqua a profondità elevate») ha garantito che l’operazione si svolgesse in piena sicurezza.

«Le reti fantasma provocano danni inestimabili all’ecosistema marino intrappolando pesci e soffocando la flora in modo costante e duraturo», viene sottolineato dai promotori dell’iniziativa ambientalista.

Massimiliano Falleri, responsabile divisione subacquea di Marevivo, spiega che togliere di mezzo queste reti fantasma è «essenziale per ripristinare l’equilibrio del mare ed evitare che mietano altre vittime». La collaborazione con Arca Fondi Sgr e Baps – viene evidenziato – si inserisce in una visione ampia e condivisa in grado di «coniugare sostenibilità ambientale e responsabilità sociale d’impresa».

A giudizio di Falleri, attraverso interventi strutturati, come il recupero delle reti abbandonate o disperse, è «possibile generare un impatto positivo sull’ambiente e contribuire alla tutela del patrimonio naturale e alla valorizzazione di un tratto di mare incantevole, come quello circostante l’area marina protetta del Plemmirio».

Queste le parole di Simone Bini Smaghi, vicedirettore generale di Arca Fondi Sgr: «Il consolidamento della collaborazione con Marevivo e i risultati ottenuti in questa nuova tappa del nostro percorso ci rendono estremamente orgogliosi. Insieme a Banca Agricola Popolare di Sicilia, proseguiamo con determinazione nel progetto a tutela delle acque italiane, intervenendo in aree di inestimabile valore naturalistico». Poi rincara: «Il recupero della rete fantasma dai fondali dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, a Siracusa rappresenta un’azione concreta per la salvaguardia di un ecosistema vulnerabile e prezioso. Questo intervento non è solo un atto di cura verso il mare, ma testimonia il nostro impegno costante nella valorizzazione del patrimonio naturale e nella promozione di una cultura della sostenibilità che generi valore per tutto il territorio».

Così il commento di Saverio Continella, amministratore delegato di Banca Agricola Popolare di Sicilia: l’impegno in questa operazione di bonifica dei fondali è «qualificante per la nostra strategia di sostenibilità» e riafferma «la centralità del rispetto ambientale nell’esercizio della nostra attività». Aggiungendo poi: «Per noi tutelare l’ecosistema marino non è solo un atto di responsabilità sociale ma un dovere verso il territorio: significa contribuire attivamente a preservare un patrimonio naturale di inestimabile valore, a beneficio della comunità locale e delle generazioni future».

In loco sono intervenuti Patrizia Maiorca, presidente dell’Amp Plemmirio, e Pierluigi Incastrone, dirigente dell’Autorità Portuale. L’attività è stata resa possibile grazie al prezioso supporto di Baps, comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto e della Capitaneria di porto Guardia Costiera di Siracusa, Comune di Siracusa, Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, Area Marina Protetta del Plemmirio, Capo Murro Diving Center e la società Patti Ambiente srl per lo smaltimento della rete recuperata.

Pubblicato il
14 Maggio 2026

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