Logistica, chi ci guadagna (e quanto) nella mappa delle retribuzioni
Falteri: settore in ascesa, il vero ascensore sociale è questo

Davide Falteri, presidente di Federlogistica
GENOVA. Lo dice uno studio messo nero su bianco negli Stati Uniti dall’Institute for Supply Managent (Ism): il dossier si intitola “Salary & Compensation 2026” e indica in modo incontrovertibile che la dinamica degli stipendi e dei bonus per i manager, i dirigenti (e, più in generale, per tutti gli occupati del settore logistico) segue «una linea di crescita nettamente più accentuata rispetto a qualsiasi altra attività economica, sia industriale che commerciale». Davide Falteri, numero uno di Federlogistica, parte da qui per segnalare che, detto in maniera un po’ spannometrica, «il vero ascensore sociale nei prossimi anni, con incrementi record nelle remunerazioni, si realizzerà nel comparto della regia dei trasporti, degli approvvigionamenti e della gestione della catena logistica».
Falteri mette l’accento dunque su un aspetto: «La logistica non è solo il presente: è specialmente il futuro». Ma lo ripete guardando non solo alla centralità che sta emergendo nell’approvvigionamento delle catene produttive per via delle tensioni geopolitiche che spingono a riprogrammare i flussi: è l’insieme della redditività delle attività economiche e lavorative che va in quella direzione.
Ma questa nuova centralità esige anche la consapevolezza che «la professionalità di chi opera nel settore logistico sarà ben diversa da quella attuale: con l’aumento della complessità operativa, la proliferazione dei rischi e l’inasprirsi delle aspettative dei clienti – viene fatto rilevare da Falteri – il ruolo del responsabile logistico si espanderà ben oltre i confini del trasporto e del magazzinaggio». Il presidente di Federlogistica ricorda che «già oggi i professionisti della logistica supervisionano gli investimenti tecnologici, gestiscono i rischi lungo catene di approvvigionamento globali e allineano la strategia della catena logistica agli obiettivi aziendali anche produttivi più ampi».
Secondo le risposte al questionario “Salary & Compensation 2026” di Logistics Management i dirigenti gestiscono budget più ampi, ma – viene osservato – «anche sistemi complessi, guidando investimenti in capitale e rispondono alle interruzioni in tempo reale, bilanciando costi, servizio e rischio».
La ricerca riguarda gli Stati Uniti ma, nell’opinione di Falteri, anche in Europa fornirebbe riscontri analoghi. Nonostante «orari più lunghi e un ambito più ampio», la professione continua ad «attrarre sia nuovi sia esperti professionisti». Molti intervistati descrivono «una crescita di carriera costante e un forte coinvolgimento nel lavoro, pur riconoscendo livelli crescenti di stress e carichi più pesanti», secondo quanto viene riferito.
La professione è solida – sottolinea il presidente di Federlogistica – e l’intera economia produttiva ma anche distributiva continua a dipendere dalla logistica e dalla gestione degli approvvigionamenti come funzioni strategiche. E questo all’interno di «un mercato in cui la gestione degli approvvigionamenti non può avere successo senza una forte integrazione con la logistica, e la logistica non può avere successo senza la gestione degli approvvigionamenti».
Viene sottolineato che lo studio 2026 indica «una crescita costante delle retribuzioni, responsabilità in espansione e una professione ormai al centro delle performance aziendali». L’indagine, basata sui gangli strategici del mercato Usa, ha preso in esame oltre 160 risposte qualificate.
Dopo un calo nel 2025, gli stipendi – viene messo in risalto – «tornano a crescere»: stiamo parlando degli Usa, qui la media annua ha superato i 126mila dollari nel 2026, quasi 6mila in più a paragone dell’annata precedente. A giudizio del presodente di Fedeelogistica, se ne ricava che «il calo del 2025 è stato un episodio isolato, non una tendenza». L’identikit degli stipendi dice che il 32% degli intervistati guadagna «tra 150mila e 250mila dollari mentre il 9% supera i 250mila dollari». La fascia intermedia resta stabile: il 31% guadagna tra 100mila e 150mila dollari ma con un 10% che non arriva a 60mila dollari. È l’indizio che le retribuzioni «variano significativamente in base a dimensione aziendale, regione e responsabilità».
È da aggiungere che «il 57% degli intervistati ha ricevuto un aumento rispetto al 2025, il 38% ha mantenuto lo stesso salario». E una diminuzione dei soldi in busta paga? È capitato solo al 5% degli addetti, la percentuale era doppia l’anno precedente.
«Il settore è dominato dall’esperienza», dicono dal quartier generale di Federlogistica: basti dire che il 42% degli addetti ha tra 55 e 64 anni e il 17% oltre 65. In sostanza, ben più della metà della forza lavoro supera i 55 anni. Non solo: a malapena il 3% ha meno di 35 anni. E i salari seguono l’esperienza: 133.215 dollari è l’importo medio nella fascia 55-64 anni, appena al di sotto di quota 130mila per la fascia 45-54 anni, quasi 121mila dollari per chi ha fra 35 e 44 anni. Gli over 65 portano a casa in media 113.570 dollari, chi è al di sotto dei 35 anni non arriva a 75mila dollari come retribuzione media.
Quali sono i ruoli più comuni? Eccoli: logistics manager/director nel 17% dei casi, VP/general manager nell’11%, e altri ruoli di supply chain, operations ed engineering (8% ciascuno).
Il titolo incide molto sulla retribuzione: vicepresidenti e general manager guadagnano poco più di 215mila dollari, direttori e manager dei trasporti attorno a 148mila, idem il management aziendale, mentre i manager dei magazzini si attestano a 86mila dollari e il procurement a 106.700.
Vale la pena di aggiungere che il 76% degli interpellati segnala «un aumento delle responsabilità negli ultimi 2-3 anni» (a confronto con il 67% dell’anno precedente), mentre «solo il 2% ha visto una riduzione».











