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ANGOPI IN CONSIGLIO

Gli ormeggiatori e l’altro volto della “sostenibilità” di un porto

Nei “ports of Genoa” 7.616 manovre portuali nell’arco di un anno

Ormeggiatori su una delle banchine del sistema portuale di Genova-Savona

GENOVA. La sostenibilità di un porto non è soltanto quella ambientale: è anche «strettamente legata anche alla sua efficienza: alla capacità di accogliere le navi, ormeggiarle in sicurezza, consentire loro di manovrare senza rischi». È l’altra faccia della sostenibilità e «sarebbe impossibile da raggiungere senza la professionalità degli ormeggiatori». L’ha detto Matteo Paroli, presidente dell’Authority genovese, in occasione del consiglio nazionale di Angopi, l’associazione che raggruppa ormeggiatori e barcaioli dei porti italiani: l’ha ospitato a Savona il locale gruppo ormeggiatori nella Sala della Sibilla del Complesso Monumentale del Priamar.

Il numero uno dell’istituzione di Palazzo San Giorgio segnala che il sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, (Genova, Savona e Vado) lo scorso anno ha movimentato 63 milioni di tonnellate di merci e 5 milioni di passeggeri con «il record storico di 3 milioni di container». Tutto questo flusso di persone e merci – questo il concetto di Paroli – ha «generato 7.616 manovre portuali»: una ventina al giorno in media ma in alcune giornate clou si sono raggiunti anche picchi di 50 movimenti.

Matteo Paroli, presidente Authority di Genova-Savona

Per Paroli questi numeri impressionanti «testimoniano quanto la professionalità dei servizi tecnico-nautici sia indispensabile»: sono volumi «in costante aumento» e si è riusciti a «garantire al contempo l’assenza di incidenti», secondo quanto riferito dalla newsletter di “Ports of Genoa”.

I lavori del consiglio nazionale di Angopi, che hanno portato sotto i riflettori questioni come sostenibilità, sicurezza e accesso ai porti, sono stati aperti da Marco Balestrino, presidente del Gruppo Ormeggiatori dei Porti di Savona, Vado Ligure e Imperia, alla presenza di una platea di addetti ai lavori: a cominciare dal viceministro Edoardo Rixi e dall’ammiraglio Sergio Liardo, comandante generale delle Capitanerie di Porto, oltre al presidente di Angopi, Paolo Potestà.

Al centro del confronto – viene segnalato – è stata posta una visione per cui gli ormeggiatori sono indicati come «operatori per la sostenibilità portuale e per l’accesso ai porti». Occhi puntati su sicurezza della navigazione, efficienza delle operazioni portuali e continuità delle catene logistiche.

È stato sottolineato che questo settore ha saputo «coniugare tradizione marinaresca, innovazione e formazione continua»: da un lato, c’è l’introduzione delle tecnologie innovative, (come il sistema “Shore Tension” «utilizzato nei “ports of Genoa” dal 2016 per garantire l’ormeggio sicuro delle grandi navi»); dall’altro, c’è la recente riforma che ha introdotto la certificazione professionale dell’ormeggiatore.

Da parte del consiglio nazionale che si è svolto a Savona è stata messa in evidenza la conferma del ruolo strategico degli ormeggiatori all’interno del sistema portuale italiano e ne è stato messo in risalto il contributo fondamentale alla sicurezza, all’efficienza operativa e alla sostenibilità dei porti, in un contesto caratterizzato da traffici in crescita e da una crescente complessità delle operazioni marittime.

Pubblicato il
18 Giugno 2026

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