L’intelligenza artificiale dal volto etico: la Regione Toscana fa da apripista
Giani: «È la prima legge in Italia, questo è un modello per il nostro Paese»

L’immagine con cui la Regione Toscana annuncia il varo della nuova legge sull’intelligenza artificiale
FIRENZE. La Toscana è la prima Regione in Italia a darsi regole sull’intelligenza artificiale attraverso una normativa organica sulla questione: lo ha stabilito l’assemblea legislativa approvando in via definitiva la legge regionale sull’uso responsabile e consapevole dell’intelligenza artificiale.
Del resto, com’è stato fatto rilevare, questa legge regionale rientra nella traiettoria che la Regione Toscana aveva già delineato quando nel 2024 con la legge 57 su questo fronte: in quel caso si erano puntati gli occhi sull’innovazione digitale, e anche in quella vicenda – come viene rivendicato – la Toscana era stata «la prima Regione italiana a recepire i principi dell’ “AI Act” europeo»: si era guardato, da un lato, «al rafforzamento del Consorzio Metis come punto di riferimento per la digitalizzazione di enti locali, sanità e pubblica amministrazione» e, dall’altro, «alla partecipazione al progetto interregionale Reg4IA insieme a Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, focalizzato su resilienza territoriale e intelligenza artificiale generativa».
Non basta: da parte della Regione si tiene a ricordare di aver pubblicato «linee guida per l’adozione consapevole di soluzioni di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e promosso, insieme alle imprese del territorio, iniziative come le “challenge” rivolte ai giovani per la progettazione di assistenti virtuali al servizio di bisogni sociali concreti».
Al centro dell’attenzione c’è la “Carta toscana dei diritti digitali”: ai cittadini viene riconosciuto il diritto a:
- essere informati sull’uso dell’intelligenza artificiale,
- ottenere spiegazioni comprensibili sulle decisioni algoritmiche,
- chiedere l’intervento di una persona a fronte di decisioni amministrative automatizzate.
A ciò si aggiunga l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale (che verrà gestito con il supporto di Irpet) e il rafforzamento della rete dei “Punti Digitale Facile”, oltre a «misure per la tutela dei minori e il diritto alla disconnessione», com’è stato sottolineato.
Il testo era stato presentato dalla giunta il 16 febbraio scorso: cammin facendo, ha ottenuto il via libera della commissione Cultura nella seconda metà di aprile e, a metà luglio, quello congiunto delle commissioni ambiente e affari istituzionali: in tal modo è giunto in aula «arricchito da un pacchetto di emendamenti».

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani
Queste le parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: «Con questa legge la Toscana scrive una pagina che va oltre i confini regionali: siamo la prima Regione italiana a dotarci di una disciplina organica sull’intelligenza artificiale, e lo facciamo scegliendo con chiarezza da che parte stare. Non inseguiamo la tecnologia per la tecnologia, la governiamo mettendo al centro le persone, i loro diritti, il loro lavoro. Il percorso che ci ha portato fin qui, dal confronto in commissione fino al voto di oggi, dimostra che un’ intelligenza artificiale etica non è uno slogan ma un lavoro paziente di ascolto e di scrittura delle regole». Aggiungendo poi: «È un atto di responsabilità verso i cittadini toscani, ma anche un contributo che offriamo al dibattito nazionale ed europeo: si può innovare senza lasciare indietro nessuno», dice Giani.
“Il voto di oggi – afferma l’assessore all’innovazione digitale Alberto Lenzi – chiude un percorso serio, arricchito ad ogni passaggio del confronto con il mondo universitario, la ricerca, le parti sociali e anche con l’opposizione, che ha contribuito con proposte concrete recepite nel testo. Non abbiamo scritto una legge di princìpi astratti: abbiamo costruito gli strumenti concreti di un’IA etica, dall’Osservatorio regionale ai Punti Digitale Facile, perché nessun cittadino e nessuna impresa toscana resti solo di fronte alle trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale. Senza regole, l’innovazione rischia di ampliare le disuguaglianze; con regole scritte bene, diventa leva di coesione e di sviluppo”.











