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AUTOTRASPORTO

Il fronte dei Tir rimette sul tavolo l’incubo del fermo dei trasporti

«Blocchi spontanei al sud, imprese ormai sull’orlo del collasso»

ROMA. Torna a farsi incandescente la temperatura sul fronte dell’autotrasporto: quel che a fine maggio sembrava risolto con il faccia a faccia fra il “fronte dei Tir” e il governo al massimo livello, pare finire di nuovo sulla graticola. I vertici di Unatras, la costellazione di associazioni che raggruppa le numerose sigle di categoria, lanciano un preoccupatissimo segnale d’allarme: fino a rimettere sul tavolo la minaccia di un fermo nazionale dell’autotrasporto, un incubo che difficilmente qualsiasi governo vorrebbe vedersi piombare fra capo e collo praticamente a un passo dalle elezioni.

«Si tratta – dice Unatras – di un atto di estrema necessità: senza l’autotrasporto l’Italia si ferma, ed è responsabilità dell’esecutivo politico evitare che questo accada». La paralisi dell’autotrasporto significherebbe prevedibilmente non solo traffico in tilt sulle arterie scelte per proteste e “cortei di camion” ma anche difficoltà di approvvigionamento tanto per le scorte delle aziende quanto per gli scaffali dei negozi…

C’è da fare i conti con un panorama che rischia di sfuggire alla possibilità di essere gestito tramite gli organi di rappresentanza: il riferimento è a un susseguirsi di azioni di lotta organizzate autonomamente sui territori, si direbbe in modo spontaneo dal basso. «La situazione dell’autotrasporto – viene sottolineato – ha ormai superato il livello di guardia». E a tal riguardo si richiama l’attenzione sulle «tensioni e blocchi autonomi sorti in Puglia, ormai teatro di una situazione in cui regna l’insicurezza e vi sono rischi per l’incolumità personale dei lavoratori, così come le iniziative di blocco già programmate da comitati e gruppi autonomi in Calabria e Sicilia nei prossimi giorni».

Lo ribadisce anche Giulio Stoppa, leader di Trasportounito: «Specie nel Mezzogiorno, i padroncini “anello debole della filiera”, stanno attuando modalità di fermo spontaneo e si sono già registrati casi di mezzi bloccati e sequestrati nelle stazioni di servizio, perché l’azienda proprietaria o l’autista non aderiva al fermo».

Trasportounito spiega si essere «contraria a qualsiasi azione coercitiva», ma si dice consapevole del fatto che siamo in presenza di un mercato impazzito in cui si rischia che «anche il ruolo delle associazioni di categoria diventerà sempre più fragile». Se queste azioni sono «certo non condivisibili», ma – dice Stoppa – sono necessarie, da un lato, «la garanzia di tariffe che tengano effettivamente conto dei costi di gestione» e, dall’altro, «l’eliminazione alla radice delle cause di blocchi spontanei conseguenza anche di una non accessibilità ai ristori per i mezzi Euro 4 e inferiori».

Al di là del fatto che si approssimano le scadenze tanto delle elezioni che della definizone della prossima legge di bilancio, per indicare le ragioni di tutta questa fibrillazione delle imprese del settore il fronte di Unatras segnala che siamo in presenza dell’«espressione estrema di un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese, che Unatras da tempo evidenzia al governo». Poteva essere evitato «se si fosse riattivato il dialogo costruttivo con le rappresentanze nazionali, dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi». Obiettivo:

  • analizzare lo stato dell’arte dei provvedimenti già adottati,
  • vagliare le nuove misure a sostegno di un comparto fondamentale per la tenuta sociale del Paese.

Gruppo di camion in un parcheggio in una visione dall’alto

Il grido d’allarme di Unatras, che rappresenta la galassia delle tante realtà dell’autotrasporto, arriva poche ore più tardi dopo che Trasportounito ha messo nero su bianco la protesta di chi  vede per la categoria dei camion il «rischio di sbandare e finire fuori controllo». Una crisi «così aspra e dura» è originata, secondo l’organizzazione guidata da Giulio Stoppa, «dai rincari del gasolio e da un’applicazione diseguale delle misure di compensazione per l’autotrasporto». Con una sottolineatura beffarda indirizzata al governo: è «pura follia pensare di non gestirla e che quindi si possa risolvere da sola». Aggiungendo: «Se poi al conto danni si somma anche una speculazione che consente, a parità di lavoro e di chilometri percorsi, di dimezzare la remunerazione per chi opera nel Mezzogiorno, si creano inevitabilmente i presupposti per una situazione che rischia di sbandare fuori controllo».

Il fronte delle associazioni (Unatras) non usa giri di parole: «Il rischio concreto e imminente è la paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese». Di nuovo la palla viene mandata nel campo del governo: gli si imputa la responsabilità di aver lasciato «precipitare la situazione» dribblando il confronto con le rappresentanze dell’autotrasporto e facendosi imprigionare da un «immobilismo istituzionale»: il governo «continua a ignorare le richieste di incontro delle rappresentanze nazionali per discutere le istanze di un comparto vitale, schiacciato dall’impennata dei costi vivi di gestione, su tutti il costo del gasolio, e dalla mancanza di tutele reali in un mercato sempre meno regolato».

Se già adesso il mondo delle imprese di camion è in ebollizione, la presidenza di Unatras annuncia che «non assisterà inerme al fallimento delle proprie aziende». Tradotto: si comincerà «immediatamente con azioni di autotutela, organizzando iniziative e manifestazioni in tutto il territorio nazionale». E se il governo continuerà a snobbare i camionisti e «non convocherà con massima urgenza un incontro, scegliendo di ignorare la rappresentanza associativa responsabile, si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale». Dietro quell’angolo c’è l’ipotesi di convocare i propri organismi deliberanti per «assumere le decisioni conseguenti, compresa la proclamazione del fermo nazionale dei servizi».

Nel frattempo da parte di Trasportounito, per bocca del segretario generale Giulio Stoppa, si torna a chiedere «l’applicazione della clausola di adeguamento del costo del gasolio che deve essere automatica, vincolante, immediatamente esigibile e soggetta a controlli». E non solo: l’esponente di categoria punta la luce dei riflettori su «un mercato che vede ormai il quotidiano fallimento, specie delle piccole imprese di autotrasporto, che continuano a viaggiare in perdita e che ora sono entrate anche nel mirino di una vera e propria catena speculativa».

Pubblicato il
15 Ottobre 2026
di GIULIANO DONATI

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