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ITALIAN CRUISE DAY

Le crociere: creiamo lavoro, noi gli ambasciatori dello stile italiano

Il rischio di immaginare che la crescita vada avanti da sé

Dossier di Risposte Turismo: l’analisi della provenienza dei crocieristi

LIVORNO. La crocieristica va di record in record: e il prossimo anno i porti made in Italy avranno a portata di mano la possibilità di raggiungere la soglia dei 16 milioni di turisti. Con un incremento di 4 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima che fa il bis con una quota analoga per quest’anno rispetto al 2025. Alle spalle abbiamo la lunga fase di crescita che dai 4 milioni degli anni ’90 fino a moltiplicare quasi per tre il traffico di vacanzieri all’inizio dello scorso decennio, seguito da una fase di stabilizzazione interrotta dallo scombussolamento causato dal Covid che ha per due anni pressoché azzerato gli arrivi. Salvo poi far ripartire il grafico all’insù con un nuovo round con il segno “più” che macina un primato dopo l’altro.

Ma fino a quando e fino a dove? È qui che casca l’asino: c’è da aspettarsi un nuovo periodo di consolidamento con tassi di crescita tutt’al più del virgola qualcosa? In linea di principio, non è detto: non c’è nulla che dica che siamo arrivati al massimo possibile. Viene portato come punto di riferimento l’esempio di Miami che da solo vola su standard che sono il triplo di quelli record che si registrano a Civitavecchia e non accenna a fermare la propria corsa.

italian Cruise Day: la relazione di Francesco Di Cesare

Un altro record è possibile: ma è auspicabile? 

Il punto però è un altro: arrivarci è possibile se guardiamo ai numeri. Però: questa continua corsa al record è anche auspicabile? E’ come se si sentissero i mugugni, le critiche e le proteste di chi vede nelle love boat la quintessenza di tutti i mali di un turismo fuori da ogni regola. Di più: con un forte impatto ambientale a motivo delle emissioni e dei rumori, visto che queste “città galleggianti” devono lasciare accesi i motori anche durante la sosta in porto se vogliono mantenere in funzione gli apparati di bordo (e stiamo parlando di standard di consumi elevatissimi).

Ma qui l’industria crocieristica mette in campo una sorta di sussulto d’orgoglio. Sta qui il compito che si è dato l’ “Italian Cruise Day” che a Livorno, al terminal crociere intitolato a Antonio Battistini, è stato organizzato da Risposte Turismo in tandem con l’Authority labronica e la società Porto Livorno 2000 (Moby al 75% con Msc socio di minoranza). Ovvio che l’analisi porti l’impronta del fatto che qui siamo nel cuore dell’industria crocieristica: ma al più alto livello, con una trentina di relatori che hanno coperto ruoli e soggettività all’interno di quest’ambiente economico.

Dal susseguirsi di relatori e interventi si avverte il segno della blue economy come nuova frontiera del made in Italy: se gli yacht (soprattutto del distretto toscano-spezzino) sono ormai più della moda l’attuale emblema dell’export manifatturiero tricolore, le crociere nel Mediterraneo (soprattutto gli scali italiani) sono sui mercati internazionali allo stesso rango dei Caraibi. Da tradurre così: questo è un settore che crea redditi e valore, prima che problemi…

Dossier 2026 Risposte Turismo: i primi 20 porti crocieristici europei

La contromossa: l’elettricità dalle banchine spegne i motori 

La contromossa mette l’accento sul fatto che, spesso con i fondi del Pnrr, buona parte dei porti italiani sono stati dotati dell’impianto per fornire da terra l’elettricità alle navi. Ad esempio, Matteo Paroli, numero uno dell’Authority che governa gli scali di Genova e Savona, segnala che la cosa sta per risolversi grazie a un investimento che nel sistema del mar Ligure Occidentale è stato di 63 milioni. Risultato: l’elettrificazione delle banchine consentirà di «azzerare l’inquinamento di polveri e di rumori». Solito futuro, che poi si fa sempre meno semplice e diventa futuribile? Paroli ricorda che ora si sta affrontando il passaggio del bando per l’aggiudicazione del servizio: insomma, al conclave crocieristico del prossimo anno magari se ne parlerà all’indicativo presente.

Tutto risolto? Forse è vero a metà: ad esempio, c’è da standardizzare la modalità di allaccio tecnico-operativo fra banchina e nave (un po’ come avere la presa “tedesca”, quella “americano-giapponese”, quella “italiana”, quella “svizzera”, quella “francese” e via dicendo…). Non soltanto: a più riprese torna fuori il problema delle tariffe («certo, non si può pretendere che una nave consumi quanto una fabbrica e abbia un prezzo al kilowatt come un appartamento al quarto piano»). Sullo sfondo resta anche un’altra questione: l’elettrificazione delle banchine consente di inquinare poco durante la sosta in porto, ma durante la navigazione? In realtà, fra gli armatori non manca chi ora fa costruire le navi alimentate con carburanti a più basso impatto in vista dell’idrogeno. Con qualche dilemma da risolvere: com’è stato evidenziato nel dibattito, mettere in ordinativo una nave adesso significa magari averla disponibile poco prima della metà del prossimo decennio, poi contando una durata media d’una trentina di anni ci ritroviamo con un qualcosa che ipoteca le scelte da qui al 2060. A meno che non si punti, come molti stanno già facendo, su una progettualità già predisposta anche per svolte radicali nell’uso ad esempio dell’energia per alimentare la propulsione.

Perché non siamo noi il simbolo dell’ “overdose da turismo”

L’altro corno del problema riguarda l’ “overdose da turismo”. C’è una sottolineatura che arriva da Matteo Savelli, presidente della Porto Livorno 2000: segnala che fra costo del lavoro e dei servizi  la società del porto passeggeri lascia sul territorio livornese 12 milioni di euro all’anno, e poi bisognerebbe metter nel conto quanto spende localmente chi scende dalla nave («il 37% dei crocieristi prende il bus navetta, dunque grossomodo un buon 27-30% resta in città»). Ancor più diretto Raffaele Latrofa, ingegnere pisano ed ex vicesindaco Fdi all’ombra della Torre Pendente, ora presidente dell’Authority di Civitavecchia, superstar delle crociere che ormai “vede” il traguardo dei 4 milioni di turisti: «Quanto lascia sul territorio il turismo crocieristico? Dalle nostre stime, parliamo di un miliardo e mezzo all’anno diffuso su una vasta porzione di Lazio».

Bruno Pisano, presidente dell’Authority spezzina

Una montagna di investimenti: ecco come e dove

Sotto la lente d’ingrandimento non finiscono solo le cifre dei traffici. Anche quelle degli investimenti: più di un miliardo di euro pianificati nei porti crocieristici italiani da qui al 2029. In dettaglio il report di “Italian Cruise Watch” – anch’esso a firma di Risposte Turismo – Secondo l’Italian Cruise Watch di Risposte Turismo, questa montagna di soldi la suddivide così:

  • 339,7 milioni di euro destinati a infrastrutture a supporto della crocieristica (32,3% del totale): si tratta di costruzione o ampliamento di banchine o moli dedicati alla crocieristica, realizzazione di strutture di ormeggio (dolphin o bitte) oppure rifacimento di manto stradale o sistemi di illuminazione e segnaletica;
  • 219,5 milioni per rifornimenti e carburanti alternativi (20,9%);
  • 270 milioni per rinnovare i terminal esistenti o costruirne di nuovi (all’interno di tale cifra ammonta a 214,3 l’importo per i terminal nuovi, valgono il 20,4);
  • 205,8 milioni per il dragaggio ed escavazione dei fondali (19,6%).

Dove? Poco meno di metà del miliardo se ne andrà nell’area Adriatico-Ionica (47,5%), ma è ingente anche la previsione di spesa nelle Isole (321,3 milioni di euro, il 30,5% del totale). Seguono: il Nord Tirreno (177,9 milioni di euro, pari al 16,9%) e il Centro-Sud Tirreno (53,2 milioni di euro, vale a dire il 5,1% degli investimenti preventivati).

Al tirar delle somme del report di Risposte Turismo, Francesco Di Cesare segnala quel che c’è dietro questo miliardo e passa: «È il segno dell’impegno degli scali del Paese a farsi trovare pronti di fronte alla crescita attesa dei traffici con terminal moderni, banchine adeguate alle navi di ultima generazione e una crescente attenzione ai temi della sostenibilità e dell’ambiente». Aggiungendo però: «Attenzione, una parte fondamentale della sfida si sposta sulle destinazioni e sulla capacità dei territori di gestire al meglio l’arrivo dei passeggeri, garantendo ad essi la migliore esperienza possibile e nello stesso tempo approfittando delle potenziali ricadute economiche».

Il nostro è il turismo più prevedibile, dunque ci si può preparare

C’è dell’altro, dunque, e rimbalza in varie analisi dei relatori del “Cruise Day”. È riassumibile grossomodo così: «Quel che crea preoccupazione sono le ondate improvvise di flussi che possono mettere a dura prova un sistema locale, magari non preparato a così tanti arrivi». Il paradosso è che non esiste un settore del turismo che sia più prevedibile delle crociere: la programmazione si fa guardando a distanza di 5-10 anni, ora si prepara in dettaglio quel che faremo fra 2-3 anni. Parola di Mario Zanetti, amministratore delegato di Costa Crociere (ma anche di altri tre o quattro relatori).

Il presidente dell’Authority spezzina, Bruno Pisano, insiste su un doppio aspetto. Da un lato, le crociere decollano se un territorio ci crede davvero: e qui spende il fatto che, al contrario di La Spezia, il mondo di Marina di Carrara non ha mai creduto granché in questo settore. Dall’altro, le crociere trainano la modernità: «La Spezia è molto cambiata negli ultimi 15 anni e le crociere credo abbiano favorito questa trasformazione». Ci mette il “timbro” il presidente della Regione Eugenio Giani: «Non dobbiamo aver paura che il turismo sia “troppo”: significa lavoro, ricchezza da distribuire, vitalità, crescita umana di ciascuno».

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana

Ma alla fine i turisti sono persone e non pacchi

Dietro le quinte spunta l’impostazione che Francesco Di Cesare, padre fondatore di Risposte Turismo, ha sempre dato all’approccio all’industria turistica, in particolare quella delle crociere: i turisti non sono una merce come un pacco perché, una volta tornati a casa, saranno loro a decidere se quel tal posto che hanno visitato merita un ulteriore viaggio, o se non esattamente quello magari un altro nelle vicinanze (oppure se farci un crocione sopra e raccontare agli amici: lì proprio non andateci mai). Altro che influencer…

È Anthony La Salandra, direttore di Risposte Turismo, a segnalare un pericolo: che la crescita venga da sé, quasi in automatico, perché l’Italia è uno scrigno senza uguali e dunque di qui le crociere devono passare. No, la crescita non cammina per abbrivio. Proprio a Livorno la conoscono bene la lezione del milione di passeggeri quando il terminal era ancora tutto pubblico: il primato nell’anno di grazia 2012 venne seguito da un tonfo: se fai il passo più lungo della gamba e i servizi “esplodono” perché non ce la fai a garantirli, rischi l’effetto boomerang. In 12 mesi le banchine labroniche persero quasi quattro crocieristi su dieci.

 

Pubblicato il
24 Ottobre 2026

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